Drought - Trimurti

DROUGHT – Trimurti

Gruppo:Drought
Titolo:Trimurti
Anno:2020
Provenienza:Italia
Etichetta:Avantgarde Music
Contatti:Facebook  Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. The Awakening Of The Sleeping Serpent
  2. Chanting The Overture Of The Gate To Para
  3. Bharitakara
  4. Mystical Solar Eruption
  5. Om Tridevaya Namah
  6. Transcending The Flesh
  7. Sharpening The Weapons Of Inner Revolution
  8. Lotus Awareness
  9. Tantric Supremacy
DURATA:46:53

Fin dall’antichità e in molte filosofie e religioni, il numero tre è considerato il numero perfetto: da Aristotele al Cristianesimo, passando per la cultura cinese e la Divina Commedia, da sempre è simbolo di perfezione, sintesi ed equilibrio nel mondo e nello spirito di ogni individuo. Un concetto che i Drought, quattro anni dopo quel fulmine a ciel sereno che fu l’EP Rudra Bhakti, abbracciano in toto nel loro primo album già a partire dal titolo. Quattro anni durante i quali, a dirla tutta, avevo messo da parte il loro nome in un angolo polveroso della mente, cosa che ha aumentato la curiosità riguardo questo Trimurti, anch’esso legato in maniera indissolubile agli aspetti spirituali che lo contraddistinguono.

Nella dottrina induista, Trimurti è la triade divina composta da Brahma, Vishnu e Shiva (che assolvono alla figura del creatore, del preservatore e del distruttore); nel roster di Avantgarde è invece un disco nerissimo come la pece, che il misterioso gruppo nostrano suddivide in maniera certosina. Nove brani, organizzati in tre suite che esplorano ciascuna i tre concetti spirituali — a loro volta dalla triplice natura — del tumulto spirituale, del Pranayama (la tecnica di controllo della respirazione) e, in ultimo, dell’evoluzione spirituale: una logica concettuale molto lineare che, come ci si aspetterebbe, trova un perfetto riscontro nella musica.

La furia iconoclasta che si scatena a pochi minuti dall’inizio di “The Awakening Of The Sleeping Serpent” caratterizza tutta la prima sezione del disco: un black metal caustico, aggiornato e affinato rispetto a quanto sentito su Rudra Bhakti; tagliente e spigoloso, richiama a tratti quella nicchia un po’ più studiata che è il black dissonante, senza però perdere in termini di fluidità. Il primo step, caratterizzato da uno stato di agitazione e tumulto, termina con “Bharitakara” e il contrasto con la successiva “Mystical Solar Eruption” è nettissimo: inizia una fase di stasi che coincide con la pausa tra inspirazione ed espirazione del Pranayama, che lascia spazio a atmosfere contemplative che evolvono verso un vero e proprio rituale (“Om Tridevaya Namah”), di cui le percussioni sono la vera linfa vitale insieme a un paio di riff malvagissimi.

La triade finale è quella della presa di coscienza, della supremazia spirituale frutto della meditazione e della ricerca di sé. I Drought ritornano al black, con un approccio leggermente più smussato e melodico rispetto alle prime tracce: così come le armi della rivoluzione interiore, anche lo stile si fa più affilato, andando a colpire con immediatezza e cattiveria lungo tre brani che chiudono il cerchio in maniera egregia (la seconda metà di “Lotus Awareness” è da manuale).

Trimurti è un lavoro intenso che si pone sicuramente tra le migliori uscite dell’anno. Un disco sofferto, come il processo di evoluzione che rappresenta, e che alla fine può essere accostato al loto indiano, fiore sacro dell’Induismo e del Buddhismo dal forte valore simbolico, capace di rimanere puro pur affondando le radici nel fango delle paludi: una metafora della vita e dell’essenza umana, inscindibili dagli affanni e dalle difficoltà che l’esistenza porta con sé.

Facebook Comments