DRUG HONKEY – Ghost In The Fire

 
Gruppo: Drug Honkey
Titolo: Ghost In The Fire
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Diabolical Conquest Records
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TRACKLIST

  1. Order Of The Solar Temple
  2. Ghost In The Fire
  3. Weight Of The World
  4. This Time I Won't Hesitate
  5. In Black Robe
  6. Dead Days (Heroin III)
  7. Five Years Up
  8. Out Of My Mind
  9. Twitcher [cover Scorn]
  10. Saturate / Annihilate
DURATA: 51:03
 

Il Male. Sì, avete capito bene: i Drug Honkey sono il Male, sono una raccolta di sensazioni negative che viene centrifugata e iniettata tramite endovena, distruggendo lentamente il corpo e l'animo dell'ascoltatore, una formazione che ti esaspera e ti fa godere nello stesso momento. Il gruppo di Chicago è da tempo attivo nell'underground: probabilmente coloro i quali amano affondare i propri timpani in prestazione devastanti e assuefacenti li avranno già incrociati.

Il 2012 li ha visti produrre il quarto capitolo discografico intitolato "Ghost In The Fire": l'album è un viaggio allucinante in una sola direzione che spinge e sotterra, una discesa nelle profondità fatta di affondi fangosi e torturanti ("Order Of The Solar Temple" e "Ghost In The Fire"), minacce all'udito con ronzii malevoli ("Ghost In The Fire" e "Weight Of The World), acide forme psichedeliche ("Heroin III") ed emozioni squilibrate che si instaurano nella nostra mente ("Out Of My Mind"). Un disco che fa del suo essere perverso, astioso e perennemente infoltito da una invalicabile coltre grigio-nera una corazza sulla quale fare affidamento duraturo, alla cui composizione contribuisce anche l'ipnotica e dissestante cover di una già di per sé tutt'altro che salutare "Twicher" degli Scorn.

I Drug Honkey sono cattivi, non lasciano adito alla speranza, sono dei cacciatori che attanagliano la preda, rinchiudendola in un angolino e portandola alla disperazione, attendendone il collasso. È questo che si raggiunge dopo svariati passaggi nello stereo di "Ghost In The Fire": un soddisfacente collasso emotivo. Lo so, magari avrete già avuto modo di apprezzare il lavoro degli Statunitensi, in tal caso prendete la recensione come un promemoria che vuole ricordarvene il valore. Se però non avete mai ascoltato l'opera in questione, vi consiglio vivamente di provare questa esperienza musicale, perché fa soffrire piacevolmente.

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