DRUJ – Chants To Irkalla

Gruppo:Druj
Titolo:Chants To Irkalla
Anno:2018
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Godz Ov War Productions
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TRACKLIST

  1. Ziggurat Ablaze
  2. He Who Drinks Of Namma
  3. Chants Of Irkalla
  4. Consort Of Sin
  5. Invoke
  6. Ashes Of Immortality
DURATA:44:55

Mi ci è voluto dell’impegno per capire di preciso cosa significhi Druj. Dopo un po’ di ricerche sparse sulla rete, sono finalmente giunto alla scoperta dell’Encyclopaedia Iranica, all’interno della quale uno dei tanti lemmi analizzati è proprio il nome di questo trio di Anchorage. E qui il metallaro studiato pensa: embè, ma perché una band death-doom dell’Alaska deve chiamarsi come un concetto zoroastriano? Buona domanda.

Di fatto, druj è l’opposto di aṧa e, a seconda delle opinioni, quest’ultima parola significa verità od ordine, e per reazione la prima assume la valenza di bugia o errore. Altrettanto di fatto, un gruppo dell’estremo Nord del mondo ha pescato il proprio nome dal retaggio di un’antica religione dell’Asia centrale e ha poi dedicato il proprio album di debutto a Irkalla, l’oltretomba mesopotamico. Che non è proprio in Asia centrale e ha avuto uno sviluppo, oltre che mezzo continente più a occidente, circa quei duemila anni prima della nascita dello Zoroastrismo.

Al netto di un’appena accennata confusione storico-geografica, i Druj compongono un concept dedicato al mondo degli inferi sumero versione doom-death. Un buon lavoro che non mancherà di interessare a tutti i seguaci di Winter, Cianide e, in generale, tutta la scuola a stelle e strisce che mette un sacco di marciume, diradando i battiti al minuto, salvo sfuriate. Nella loro semplicità, i tre ragazzi di Anchorage convincono a livello musicale, anche se non c’è modo di avere maggiori dettagli, poiché il libretto, a parte la formazione, non riporta altre informazioni. Quindi, poco rimane se non farsi trapanare le orecchie da quella ruvidità tutta nordamericana, che arriva a sfociare nelle porcherie messe in piedi dalle chitarre degli Iron Monkey (non a caso la band si definisce blackened doom-sludge e cita direttamente tra le proprie influenze Indian e Bongripper).

Non fosse per ‘sta roba che proprio non mi va giù a livello concettuale, i Druj mi entusiasmerebbero molto di più. Musicalmente ci siamo, i ragazzi quello vogliono fare e quello fanno. È che quei pastrocchioni occulto-religiosi fanno tanto 1988, quando sarebbe bastato sfogliare una bibbia laveyana per trovare dei nomi che suonassero trve e appiccicarseli addosso; uno si aspetterebbe che i figli del welfare come i cittadini dell’Alaska si impegnassero un po’ di più, o quantomeno mantenessero una certa coerenza delle fonti. Sarà che a suon di Cult Of Fire e Nile mi sono abituato troppo bene.

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