DRUKNROLL – On The Knife Blade

 
Gruppo: Druknroll
Titolo: On The Knife Blade
Anno: 2012
Provenienza: Russia
Etichetta: Metal Scrap Records
Contatti:

non disponibili

 
TRACKLIST

  1. Face To Face
  2. Adrenaline
  3. Light Of The Night Star
  4. Grief
  5. Live Outlaw
  6. On The Knife Blade
  7. 5 Seconds
  8. To Infinite
  9. Don't Kill
  10. Whirl By Cloud
DURATA: 50:05
 

Sono poche le informazioni in mio possesso sulla band russa dei Druknroll: a quanto pare ha già all'attivo un disco rilasciato nel 2010 intitolato "Brownian Motion" e tutto partì dalla mente dell'artista omonimo che dà il nome al progetto. Il secondo album, "On The Knife Blade", viene rilasciato nel 2012 e ho preferito cercare informazioni su quest'ultimo girando su Internet, non potendomi basare su esperienze passate. Ho dovuto affrontare una sfida inaspettata, la musica in esso contenuta è infatti tutt'altro che brutta, ma da quale verso prenderla? È una strana orchestrazione di metal sinfonico, hard rock, progressive e thrash-groove alle volte elegante, altre sgraziato o stranamente al limite col circense. Insomma infila dentro di tutto.

Il lavoro è decisamente orecchiabile e le linee vocali eseguite dal cantante nelle strofe di "Face To Face" sembrano una dichiarazione d'amore rivolta al "Black Album" dei Metallica, mentre la terza canzone "Light Of The Night Star" combina fraseggi delicati di chitarra e violino, assolo anni Settanta e una visione che sembra strizzare l'occhio al power nel ritornello. Nella successiva "Grief" è ancora la parte più melodica a fuoriuscire, ma usando quella vocina sottile che vorrebbe arrivare chissà dove il cantante rischia di divenire fastidioso; peccato perché il brano in sé non sarebbe stato neanche male. La chitarra solista invece se la spassa, rendendosi sempre disponibile a cavalcare qualsiasi onda emotiva e riuscendovi con una serie di assoli di buona fattura, mentre il coro di bambini, che ricorda quello dei Sentenced nell'ora dell'addio, era invece evitabilissimo.

Con la traccia "On The Knife Blade" non si capisce davvero dove vogliano andare a parare: cercano di suonare symphonic estremo? Vogliono assomigliare alla band di Ville Laihiala? Tentano di sfondare con la commercialità degli H.I.M.? Il batterista si esibisce in una divagazione solista piacevole, tuttavia la carne al fuoco è decisamente troppa e ciò non va bene, visto che alla fine il mangiabile viene guastato dalle troppe parti bruciacchiate.

È un ciclo che si ripete e ripete con l'anello debole della catena rappresentato sempre e comunque dalla prestazione dietro il microfono di Horror, che pare lontana dal sembrare l'esplosione finale adatta a far spiccare i pezzi e questo male danneggia le basi. Tranne qualche ingenuità causata da una eccessiva complicazione della vita, mutando continuamente anche quando non ce ne sarebbe nessun bisogno, queste infatti soffrono, e non poco, le forzature vocali nei fraseggi in cui è la melodia a dominare. E se i Druknroll avessero invece optato per un lavoro unicamente strumentale? A detta di chi scrive ci avrebbero guadagnato.

L'ho ascoltato più volte ma giungere alla fine è sempre stato faticoso: "On The Knife Blade" sta bene esclusivamente in sottofondo, magari mentre si sta svolgendo in contemporanea un altro compito, è esageratamente dispersivo e malgrado le potenzialità espresse dai Druknroll — e un modus operandi compositivo che affinato potrebbe regalare uscite sicuramente più interessanti — rimane un disco estremamente bypassabile.

Facebook Comments