Dry Lakes - Dry Lakes

DRY LAKES – Dry Lakes

Gruppo:Dry Lakes
Titolo:Dry Lakes
Anno:2020
Provenienza:Uzbekistan
Etichetta:Autoprodotto
Contatti:Bandcamp
TRACKLIST

  1. Iskandar
  2. Roxana
DURATA:12:26

Il mondo del metal estremo underground, talvolta, può apparire interessante anche per le sue geografie inusuali e talvolta improbabili. Di sicuro non è roba da tutti i giorni trattare un progetto black metal proveniente da una terra esotica e poco avvezza a certe sonorità come il chiusissimo Uzbekistan. La questione poi è resa ancora più unica dal fatto che Dry Lakes arriva dalla repubblica autonoma del Karakalpakstan e precisamente da Nukus, famosa per ospitare il Museo Savitskij, il quale conserva numerosi dipinti nascosti al regime sovietico durante le purghe staliniane. Ma non divaghiamo e torniamo a noi, alla creatura solista di tale Rustam Abramov.

Già il moniker presenta un certo richiamo alla realtà locale, dal momento che laghi secchi rappresenta un riferimento al Lago d’Aral e al suo massiccio prosciugamento dagli anni ’60 a oggi (soprattutto da parte uzbeka: il Kazakhstan, altro Stato che si affaccia sul lago, sta cercando di farlo tornare alle sue dimensioni originarie, con risultati alterni). Il breve EP d’esordio (chiamato anch’esso Dry Lakes) non presenta però contenuti politici o di carattere ecologico. Le due tracce sono infatti dei riferimenti all’avventura di Alessandro Magno in Asia Centrale, quando il grande conquistatore macedone riuscì a distruggere l’immenso impero persiano. Noto da quelle parti come Iskandar (che è anche il nome della prima traccia), Alessandro aveva il sogno di dare il via a una fusione di culture, tra quella persiano-asiatica e quella greca, riuscendoci solo in parte a causa delle gravi lotte per la successione dopo la sua morte. L’altra traccia porta invece il nome di Roxana (in italiano Rossane), una delle mogli preferite del condottiero, figlia del satrapo di Battriana Ossiarte e poi stabilitasi in Sogdiana, antica regione che comprende gli attuali Uzbekistan e Tajikistan.

La musica contenuta in questo breve EP (una dozzina di minuti di durata) presenta un black metal registrato in modo abbastanza fortuito, ma al tempo stesso ben congegnato, tra blast beat, mid-tempo e sezioni acustiche, con un bel tappeto di synth a far da corredo. Lo scopo di Abramov, probabilmente, è di trascinarci in un mondo a noi temporalmente lontano, avvalendosi anche per questo di una produzione che sa di antico e proprio per questo grezza, ma fortunatamente anche comprensibile. Il meglio lo si ha sicuramente nella prima traccia, “Iskandar” appunto, che riassume un po’ le varie potenzialità sonore del progetto. Molto più diretta invece “Roxana”, la cui durata è inferiore alla metà del brano precedente, che si avvicina vagamente a un black metal atmosferico di matrice cascadica, affermazione comunque da prendere con le pinze vista l’esigua durata dell’opera. Tra l’altro anche la copertina mostra dei riferimenti al Paese natale di Abramov, dal momento che raffigura una porzione del grande altopiano del Tian Shan, che comprende parti di Cina, Kazakhstan, Kyrgyzstan e appunto Uzbekistan.

Nonostante lo scetticismo che normalmente aleggia verso i progetti underground provenienti da Paesi inusuali, l’EP omonimo di Dry Lakes presenta sicuramente spunti interessanti, e chissà che più avanti non possa farsi largo in un certo sottobosco black metal. Se poi — come del resto il sottoscritto — siete feticisti di geografie improbabili e latitudini inimmaginabili, questi dodici minuti potrebbero essere ben spesi. Oltretutto il download digitale tramite Bandcamp costa solo un dollaro…

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