Duir - T.S.N.R.I. - Impermanenza | Aristocrazia Webzine

DUIR – T.S.N.R.I. – Impermanenza

Gruppo: Duir
Titolo: T.S.N.R.I. – Impermanenza
Anno: 2022
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Parerga
  2. Essere Dio
  3. Ceneri Di Sogni
  4. Sentieri Non Tracciati
  5. Solitudine
DURATA: 35:54

Nelle scorse settimane si era creata una certa aspettativa rispetto l’uscita del primo album dei Duir, T.S.N.R.I – Impermanenza, come aveva anticipato anche il buon G.E.F. nel primo numero di Extrema Ratio. La formazione veronese — tra le cui fila figura anche il Mirko degli Eard, già passati da queste parti non molto tempo fa — taglia finalmente il traguardo del debutto sulla lunga distanza e lo fa con discreta risolutezza.

Il titolo completo dell’album, Tutto Scorre Niente Rimane Immobile – Impermanenza, ci offre fin da subito un ottimo appiglio per discutere l’immaginario alla base dei Duir. Probabilmente è venuto in mente anche a te il panta rei eracliteo, o più banalmente un possibile legame con la natura e il black metal più squisitamente boschivo e atmosferico. A partire dall’artwork firmato da Manuel Scapinello, bellissimo sulla copertina della versione in A5 del disco, le suggestioni descritte acquisiscono maggiore consistenza.

Ascoltando l’album, l’intuizione di G.E.F. non si rivela lontana dall’essere vera. Nei suoi 36 minuti netti, il debutto dei Duir si presenta come un album atmospheric black che guarda molto all’America. Ci sono i Wolves In The Throne Room, di tanto in tanto si sente l’eco dei Panopticon, ma c’è anche un po’ di Vecchio Continente tra le righe. Il gusto per certe melodie e la scelta di utilizzare alcuni strumenti folk tradizionali richiamano alla mente non solo formazioni locali (penso con decisione ai primi Selvans) ma anche extra nazionali, come Véheménce e cugini d’Oltralpe affini. Inoltre, sebbene sia ben nascosto, un’eco vagamente hardcore permea certe sfumature della band veronese. Non so quanto sia esclusivamente merito delle scelte attuate dal cantante, Giovanni De Francesco, sul fronte metrico o se piuttosto dipenda prevalentemente dai toni del suo cantato, talvolta piacevolmente strascicato, talvolta fortemente cadenzato: sta di fatto che il risultato è più che semplicemente soddisfacente.

L’apertura di Impermanenza è affidata a “Parerga”, una breve strumentale che setta perfettamente i toni del resto dell’opera, anche e soprattutto dal punto di vista tematico, chiudendosi con una citazione di Schopenhauer: «Ciascuno fuggirà, sopporterà, oppure amerà la solitudine, in una proporzione esatta con il valore della sua personalità. Nella solitudine infatti il miserabile sente tutta quanta la sua miseria e il grande spirito tutta la sua grandezza, ciascuno in breve sente di essere ciò che davvero è». A questo punto “Essere Dio”, il singolo che ha anticipato l’uscita di T.S.N.R.I., attacca a manetta e ci presenta tutta la mercanzia dei Duir: blast a palate, riff in tremolo e scream efferati, ma anche aperture atmosferiche, flauti, cornamuse e declamazioni arrancanti. “Ceneri Di Sogni” prima e “Sentieri Non Tracciati” poi mettono ulteriore carne sul fuoco su questo fronte e ci presentano una formazione in ottima forma, capace di fare promesse e di rispettarle, senza deludere alcuna aspettativa tanto nei momenti più concitati quanto in quelli più ariosi e controllati. Chiude infine il lotto “Solitudine”, la traccia più lunga del disco, e come un serpente che si morde la coda ci ripropone spalmata sui suoi dieci minuti e spiccioli la formula dei Duir, la stessa eppure diversa carica di nuova energia vitale.

La commistione tra i testi introspettivi ed esistenzialisti delle quattro tracce cantate di T.S.N.R.I. e le sezioni strumentali, scritte dal già menzionato Mirko Albanese e arrangiate dall’intera band, mi ricorda piacevolmente la produzione firmata Taur-Im-Duinath e, anzi, non mi sorprenderebbe in futuro una collaborazione a quattro mani tra le due entità. Di carne sul fuoco ce n’è tanta e non nego che sono anche molto curioso di incrociare i veronesi dal vivo al più presto, perché credo facciano scintille sopra un palco. Tenendo a freno i pensieri per un secondo, quanto abbiamo tra le mani hic et nunc è abbastanza per promuovere i Duir a pieni voti. Al prossimo esame, dunque: confido di ritrovarvi presto altrettanto pronti a sorprendermi.