DULCAMARA – El Antagonista

DULCAMARA – El Antagonista

 
Gruppo: Dulcamara
Titolo:  El Antagonista
Anno: 2014
Provenienza:  Spagna
Etichetta: Art Gates Records
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TRACKLIST

  1. La Eternidad Genética
  2. Pariah
  3. Cuestión De Honor
  4. El Antagonista
  5. Gehena
  6. El Arte De La Degradación
  7. Donde Nacen Las Pesadillas
  8. Invencibles
  9. Romance Mecánico
  10. Ciudadano Ejemplar
  11. Dioses Antiguos
DURATA: 51:12
 

Provo a lanciarmi, probabilmente per la prima volta in assoluto, nell'analisi di un disco metalcore. Onde evitare fraintendimenti, è bene premettere che non sono un profondissimo conoscitore del genere, di cui apprezzo i capisaldi e poco più. Per una serie di eventi, dunque, mi ritrovo a parlarvi del quarto lavoro dei Dulcamara, formazione spagnola sulle scene da oltre una decade.

Diciamo subito che il lavoro dei sei di Toledo è fortemente contaminato dagli influssi del melodeath anni '00, tanto che in formazione è presente un tastierista; cionondimeno, il principale punto di riferimento dei Nostri è rintracciabile nell'operato di Caliban, Heaven Shall Burn e compagnia. Ora, rispetto a questi grossi nomi, la differenza principale dei Dulcamara è che — nonostante "El Antagonista" sia scritto con competenza, ben suonato e (soprattutto) ben prodotto — a loro non è riuscito di scrivere qualche pezzo memorabile, grosso e spesso, che invece le formazioni teutoniche hanno dato prova di saper partorire più o meno regolarmente. Le undici tracce si susseguono intrattenendo, ma senza mai davvero incidere e dunque mai regalando la soddisfazione di ritrovarsi a ballare e "scapocciare" su di un ritornello ben riuscito, ossia mancando il senso ultimo del metalcore stesso. Aggiungendo poi che il disco supera abbondantemente i cinquanta minuti di durata, lo scenario si intorbidisce ancora di più.

Certo, se amate i Mercenary e gli Omnium Gatherum, le pesanti influenze di "El Antagonista" potranno sicuramente soddisfarvi, tuttavia non troverete in esse sufficiente nutrimento per potervi sfamare a lungo. Tutto, vale la pena di ribadirlo una volta di più, pur nella più totale "onestà intellettuale" della band, che si prodiga in una prestazione più che dignitosa e formalmente irreprensibile, ma in fondo poco più che di mestiere. Qualche chitarrone smussato, tastiere qua e là, voce graffiante a cantare (in spagnolo, sì, però in un tono e con un'espressività abbastanza canonici) di problemi personali e della collettività, nonostante nessun vero guizzo emotivo.

Un album fondamentalmente di contorno, che si ascolta, cui non si trova nulla da rimproverare, ma che semplicemente ci scorre accanto senza mai fare breccia, con contorni un po' indefiniti, come l'immagine di copertina.

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