DYS INBUNDEN – One With Morbidity, The Opus Misanthropy

 
Gruppo: Dys Inbunden
Titolo: One With Morbidity, The Opus Misanthropy
Anno: 2015
Provenienza: Svezia
Etichetta: Liflätinn Productions
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TRACKLIST

  1. One With Morbidity
  2. Opus Misanthropy
  3. Odious Worship Of Annihilation
  4. Mischievous Paths Of Nocturnal Lust
  5. Through Demise And Decay
  6. The Illuminating Gaze Of Lucifer
  7. Draconigena
  8. Larva Pazuzu
  9. Nihilist Pariah
  10. Crown Of Carcosa
  11. He Who Worships Death
  12. Dimension Of Nihility
  13. Without Life And Movement
DURATA: 86:35
 

Gefandi Ör Andlät, nome d'arte di Max Aspögård, si aggira nell'underground svedese da qualche anno — per un periodo ha anche suonato il basso nei Mephorash — ma dal 2012 ha definitivamente trovato la sua dimensione. Dapprima progetto solista e oggi, al rilascio del secondo lavoro, band a tutti gli effetti (proprio di questi giorni la notizia dell'aggiunta di un batterista), i Dys Inbunden sono un inno a tutto ciò che c'è di brutto nel mondo: morte, malvagità, demoni, furia, satanismo e quant'altro, persino un riferimento alla città di Carcosa ("Crown Of Carcosa"), non si sa se dovuto alle origini del mito o alla ribalta da esso goduta grazie alla prima stagione di "True Detective".

Prendete Marduk, Necrophobic, qualcosa dei Dissection e in generale l'atmosfera che permeava la scena svedese degli anni '90 e avrete una fotografia nitida e a fuoco di quel che fanno i Dys Inbunden. Niente di nuovo sotto il sole, certamente, ma… chissenefrega? "One With Morbidity, The Opus Misanthropy" è esattamente ciò che dovrebbe essere: un disco rabbioso, diretto, ben suonato, dalle fondamenta solide e ben piantate nella tradizione del proprio Paese (nonostante i compagni d'arme di Gefandi siano entrambi stranieri). Dopo un'introduzione di tastiera, l'album parte a cento all'ora e non si ferma più, senza mai staccare il piede dall'acceleratore. Il lavoro di Gefandi Ör Andlät è davvero buono sia in sede di scrittura che di esecuzione, mentre la lunghezza mediamente elevata dei pezzi (siamo intorno ai sei o sette minuti ciascuno, salvo un paio di eccezioni) non ne mina la scorrevolezza.

Scendendo nel dettaglio, è anche vero che il Nostro pecca di una certa prolissità, poiché per quanto validi tredici pezzi sono un po' tanti e un'ora e mezza di musica è parecchia; questo soprattutto alla luce dell'omogeneità della proposta, valida sì, ma decisamente non nuova. In aiuto vengono però le ottime variazioni vocali di Gefandi Ör Andlät, capace di spaziare tra il canonico scream, versi più gracchiati e addirittura cori sparsi qua e là, a regalare quel pizzico di epicità in più. Al di là di questo però rimane un (pur ottimo) disco di genere, che difficilmente dunque giustifica una durata così superiore alla media.

Frenando un minimo l'entusiasmo compositivo, i Dys Inbunden possono arrivare molto lontano, specialmente considerata la continua fame di black svedese ben fatto e il relativamente contenuto numero di gruppi che oggi vi si dedicano. "One With Morbidity, The Opus Misanthropy" è un lavoro senza compromessi, la cui carica è pronta a passare sopra qualsiasi ostacolo, che meriterebbe dunque di uscire dai confini dell'autoproduzione — la Liflätinn Productions è con tutta probabilità una netlabel dello stesso Gefandi, non avendo altre pubblicazioni all'attivo oltre ai due album del gruppo — e di vedere la luce in un formato ulteriore rispetto al solo digitale.

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