Dzö-nga - Thunder In The Mountains

DZÖ-NGA – Thunder In The Mountains

Gruppo:Dzö-nga
Titolo:Thunder In The Mountains
Anno:2020
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Avantgarde Music
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TRACKLIST

  1. The Song Of Hiawatha
  2. Heart Of Coal
  3. Flames In The Sky
  4. A Soul To Burn
  5. Starlight, Moonlight, Firelight
  6. The Death Of Minnehaha
DURATA:46:48

Fin dall’esordio della loro carriera musicale, gli Dzö-nga si sono dimostrati un gruppo assolutamente interessante. Il nome stesso della band è quello di un demone che, secondo la leggenda, vive sul monte Kangchenjunga, ovvero la terza vetta più alta del mondo, situata sul confine tra il Nepal e l’India. Il debutto, intitolato Five Treasures Of Snow e risalente al 2016, indagava proprio il sostrato di tradizione mitologica che avvolge questo massiccio, formato da cinque picchi dai quali deriva l’appellativo affibbiato alla montagna, traducibile proprio come cinque forzieri della grande neve. L’anno successivo, poi, vide l’uscita di The Sachem’s Tales, in cui i Nostri narravano storie risalenti ai tempi di alcuni capi nativi americani, i sachem, appunto.

Dalla medesima fonte di ispirazione è stato tratto Thunder In The Mountains, il quale ricalca le gesta di Hiawatha, guerriero e guida spirituale e politica della tribù Mohawk, vissuto in un momento imprecisato tra il XII e il XVI secolo. La stessa figura spinse nel 1855 Henry Wadsworth Longfellow, per merito delle storie narrategli da altri nativi, a scrivere un poema epico a lui dedicato, conosciuto come The Song Of Hiawatha.

Il collegamento con l’opera letteraria è evidente già dal titolo del pezzo d’apertura, intitolato proprio “The Song Of Hiawatha”, che inizia seguendo le coordinate di un folk quasi cantautorale, da cui poi si evolve un black metal atmosferico dalla fortissima componente evocativa che può ricordare a più riprese Saor, Sojourner e via dicendo. La voce cristallina e delicata di Grushenka Ødegård si intreccia con il ruvido scream di Cryvas, generando una tensione che ben si adatta a decantare la bellezza di valli selvagge e fertili, risalenti a tempi in cui l’Uomo viveva ancora in sinergia con le forze naturali che lo circondavano e lo nutrivano. In tale contesto ha inizio l’epopea del giovane Hiawatha, che — osservando l’aquila che spiega le ali in cielo — intraprende un viaggio che ci viene raccontato con lo sfondo di ambientazioni carezzevoli e commoventi, entro cui trova spazio anche la fierezza di popoli che traevano la loro forza dalla connessione con gli elementi naturali.

Da qui si sviluppano momenti come “Heart Of Coal”, in cui movenze ariose si mescolano a riff muscolari e possenti, con vaghi echi al limite con certo death melodico, cui fanno da contraltare le alternanze vocali: queste ultime ricreano emozionanti dicotomie tra luci e ombre, rendendo bene l’idea della vastità di orizzonti sconosciuti, tanto attraenti quanto pericolosi, che bisogna percorrere per ritrovare la via di casa. Allo stesso modo, le aperture sinfoniche si fanno avvolgenti in “Flames In The Sky”, dove la ferocia delle chitarre e l’aggressività delle ritmiche sono bilanciate perfettamente, sfociando in un orgoglio che non si fa alcuna fatica a vedere dipinto sul volto di un guerriero nativo che va incontro al proprio destino senza temere alcunché.

La stessa fierezza, mista ad amara rassegnazione, si coglie tra le emozionanti pieghe melodiche di “A Soul To Burn”, dove la voce della Ødegård fa il paio con una tangibile rabbia di fondo, grazie alla quale si intravede di nuovo quell’ampia gamma di chiaroscuri che sta alla base di ciò che gli Dzö-nga volevano imprimere all’interno di questo Thunder In The Mountains. Il folk acustico, etereo e toccante, della strumentale “Starlight, Moonlight, Firelight” apre la strada alla contrizione furiosa, acre ma al contempo lucida e consapevole, espressa dalla lunga “The Death Of Minnehaha”: quest’ultima è la donna di cui Hiawatha è innamorato, la quale muore durante un inverno particolarmente rigido, lasciando la storia orfana di un lieto fine. Nonostante questo, però, risulta chiaro come il finale sia in realtà un’illusione, dal momento che il corpo terreno è poco più di un involucro momentaneo per un’energia che, in un modo o nell’altro, prima o poi arriverà laddove era destinata a tornare.

Passato dalle sapienti mani di Øystein Brun (Borknagar) dietro al mixer e tra quelle ancor più dorate del buon Dan Swanö in fase di mastering, Thunder In The Mountains è un’opera coesa che mette in mostra un’ispirazione enorme, che fluisce attraverso le spire di un comparto melodico estremamente strutturato, magari alle volte anche un po’ pomposo, ma sicuramente congeniale al contesto narrativo. Con buona pace dei cultori delle chitarre zanzarose, del gelo, dell’oscurità e di Satana, gli Dzö-nga ricreano le meraviglie antiche di un universo rimasto purtroppo in buona parte storicamente sepolto e soffocato dal pesante giogo del progresso coloniale. Una storia toccante e intensa, la quale è in grado di risvegliare nell’ascoltatore ben disposto sopiti istinti al contatto con mondi di cui troppo a lungo ha ignorato l’esistenza. Un album coinvolgente e suggestivo, semplicemente splendido, senza se e senza ma.

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