EA – EA

EA – EA

 
Gruppo: Ea
Titolo:  Ea
Anno: 2012
Provenienza:   Russia
Etichetta: Solitude Productions
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TRACKLIST

  1. Ea
DURATA: 47:38
 

I russi Ea sono una di quelle band che si possono inserire nel piccolo reparto geni. La formazione che molti davano per morta alla fine della trilogia conclusasi con il precedente "Au Ellai" non solo è tornata con un disco eponimo da far paura, ha deciso pure di concentrare le forze in un'unica soluzione. Stavolta è un solo brano, un solo lungo percorso funereo quello costruito di tassello in tassello da questa sconosciuta, o meglio dire volutamente celata, realtà fatta di musicisti che oltre a mantenere il riserbo per la propria identità, ne hanno regalata una unica e distinguibilissima al loro progetto.

Un cammino distrutto e privo d'ideali, tragicamente e rovinosamente diretto alla bocca di un baratro che non vede fine. Sembra che Worship e Colosseum vadano a braccetto con la disperazione emotivamente languida degli Shape Of Despair, ovviamente non mettendo di lato la lezione impartita da colossi del nero quali Thergothon e Skepticism, ma c'è di più, c'è davvero tanto di più. Se la composizione a un primo ascolto potrebbe rimembrare quella classica che ci ha regalato i tre gioiellini antecedenti, passato lo sconquasso di sensazioni scaturito dal giro iniziatico nel lettore noterete come adesso sia arricchita da sfumature raffinate: un esempio è quella presenza gregoriana con tanto d'organo.

Il suono ha sempre posseduto una natura ancestrale, in "Ea" il collasso umano dell'anno 1000, quello sconvolgente evento che avrebbe per tanti segnato la fine del mondo tramite piaghe inenarrabili sembra rivivere il suo tormento. L'incedere è oscuro e tristemente mesto: a memoria "Pestilenza", uno dei quattro cavalieri dell'Apocalisse, lento e inesorabile, potrebbe raffigurare una parte della malsana opera di abbandono emotivo degli Ea.

Le melodie, l'ampio spazio ritagliatosi da sintetizzatori e piano, il raffreddamento dell'atmosfera infettandola di sonorità ambient, innestando scaglie di altro genere come brevi sezioni di che rimandano al depressive (per fortuna evitando di cadervi all'interno), l'impianto vocale che permette la perfetta coesistenza del growl cavernoso e lo splendore delle leggiadre incursioni femminili potrebbero apparentemente far sembrare semplice la proposta, viste anche le strutture volutamente non complesse o la morsa meno fitta rispetto ai trascorsi recenti. È tutto un tranello, è l'impressione che si ha della bellezza che seduce con facilità e inaspettatamente ti dilania, lacerando la mente con altrettanta malizia. Per dirla in modo fiabesco: la mela di Biancaneve. Era invitante di aspetto, un elementare frutto della natura che nascondeva le voglie insane di una cattiveria priva di scrupolo; ricordate la fine che le fece fare? Ecco, "Ea" è oblio, quella dimenticanza che ti culla infinitamente, senza però lasciare alcuna via di scampo, nessuna uscita.

Basta dilungarsi, solitamente evito di usare il termine che inizia per c, se non in casi speciali e legati a uscite dall'importante valore anche storico, in tale circostanza però capolavoro indica la vetta raggiunta dagli Ea e sarebbe ingiusto non attestarlo. Un'opera d'arte simile va posseduta.

 

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