Eard - De Rerum Natura

EARD – De Rerum Natura

Gruppo: Eard
Titolo: De Rerum Natura
Anno: 2021
Provenienza: Italia
Etichetta: Avantgarde Music
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TRACKLIST

  1. Nocturnal Landscapes
  2. De Rerum Natura
  3. Eostre
  4. Lessinia
  5. The Lost Glen
  6. Eardstapa
DURATA: 33:02

Al debutto su Avantgarde Music, gli Eard del polistrumentista MK e dell’arpista Glorya Lyr vanno dritti al punto: l’atmospheric black metal è il loro settore e De Rerum Natura ne delimita da subito l’area tematica di interesse. Si tratta di un disco realizzato con perizia e attenzione, non di una prova ingenua offertaci da mani inesperte. Dopo essere stati ospiti di Saor su Forgotten Paths, del quale hanno composto e registrato la conclusiva “Exile”, Glorya e MK hanno fatto un profondo respiro, si sono immersi nella natura e da lì hanno tirato fuori le idee nucleari per il loro primo album.

Per rimediare alla mancanza di una presenza fissa dietro al microfono, i due hanno chiamato a raccolta diversi amici e colleghi, i quali hanno prestato volentieri le proprie corde vocali alla realizzazione del piccolo gioiellino che è De Rerum Natura. Le scelte, tra l’altro, non sembrano essere affatto casuali, pare anzi ricalchino l’intenzione degli Eard di insediarsi in uno spaccato musicale molto preciso. Saverio “Nartum” Giove di Emyn Muil sull’apripista “Nocturnal Landscapes” (basata sul Canto notturno di un pastore errante dell’Asia di Leopardi), Emilio dei Sojourner su “De Rerum Natura”, Sara Tacchetto (Vallorch) agli svolazzi in “Lessinia” e il pluridecorato Déhà a chiudere il tutto (“Eardstapa”). Insomma, è davvero impossibile fraintendere la volontà di inquadrarsi e di farsi inquadrare nello stesso settore in cui si muovono le formazioni dei loro colleghi.

Stringendo l’obiettivo sul contenuto musicale del debutto degli Eard, notiamo senza difficoltà una decisione, un’uniformità e un’intenzionalità onorevoli per un primo album. Pur nascendo in primis in forma strumentale, essendo incentrata attorno alla presenza di un’arpa, la musica non è assolutamente sbilanciata verso lidi pacchianamente folk. Nossignore, le chitarre ci sono e si sentono molto bene, come anche i blast, gli scream e i growl. La vena black da cui attinge MK nella composizione non baratta la violenza e la brutalità caratteristiche del sottogenere per suonare fighetta, ma anzi confluisce armoniosamente nel contesto proposto di elementi sinfonici, epici e folcloristici, ai quali si aggiungono le cornamuse di Thomas Zonato dei Duir in “The Lost Garden”.

Pur riconoscendo la grande bellezza dell’intera opera, brilla però di una bellezza unica la conclusiva “Eardstapa”, il cui testo è basato sul poema in inglese antico tradotto da A. S. Kline col titolo di The Wanderer. Il brano — il più lungo della scaletta di De Rerum Natura, con i suoi dodici minuti di durata — è la summa definitiva delle intenzioni eardiane: c’è la natura, ci sono gli strumenti tradizionali, c’è la violenza del black, ci sono le trame tipiche dell’atmospheric, c’è un’epicità degna dei migliori Emyn Muil, Caladan Brood, Sojourner e affini, e poi c’è sua signoria Déhà, che coi suoi cori magniloquenti, scream strazianti e growl asfissianti innalza il tutto a un livello obiettivamente elevato.

Fosse uscito con qualche mese di anticipo, probabilmente De Rerum Natura sarebbe finito nel mio articolo dedicato agli eredi dei Summoning. Se i nomi citati in quella sede ti sono piaciuti, allora correrai a supportare gli Eard in men che non si dica. Speriamo davvero che questo non sia un unicum e che MK e Glorya tornino presto a regalarci altre gioie della stessa caratura, perché il black di questa matrice ha sinceramente bisogno di progetti come questo.