EARLY GRAVES – Red Horse

EARLY GRAVES – Red Horse

Informazioni
Gruppo: Early Graves
Titolo: Red Horse
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: No Sleep Records
Contatti: facebook.com/earlygraves
Autore: Mourning

Tracklist
1. Skinwalker
2. Misery
3. Days Grow Cold
4. Red Horse
5. Apocalyptic Nights
6. Death Obsessed
7. Pure Hell
8. Quietus

DURATA: 32:43

I californiani Early Graves hanno passato un periodaccio, la morte del cantante Makh Daniels avvenuta in un incidente con il furgone che stavano utilizzando per il tour fu una botta di quelle pesanti da superare. La scelta di continuare il proprio percorso artistico e farlo con l’ingresso in formazione di John Strachan dei Funeral Pyre, loro amico e anch’egli al tempo coinvolto in quel tragico evento, sul finire del 2012 ha dato vita alla terza uscita intitolata “Red Horse”.

Gli statunitensi sono sempre stati incazzati e violenti, nei lavori precedenti però non vi era la presenza-strascico che fa capolino in quest’ultimo: nell’assemblaggio hardcore/crust/death si percepiscono una vena — neanche tanto sottile — di malinconia e un grigiore probabilmente affiorati per colpa della triste vicenda che ne ha rafforzato il legame di band. Una band che comunque continua a menare e tirare fuori la propria rabbia in maniera decisa, attraverso una combinazione impazzita di Entombed, Carcass, Disfear, Martyrdöd, Napalm Death, Tragedy e His Hero Is Gone. Sì, lo so, i nomi chiamati in causa sono tanti, ma sono lì esclusivamente in qualità di “riferimento”, perché stavolta gli Early Graves hanno riversato nel loro lavoro carattere e personalità non indifferenti. Le mazzate sono profuse con volontà piena di centrare il bersaglio in “Misery”, “Apocalyptic Nights” e “Pure Hell”, inglobate in una scaletta che in varie circostanze lascia trasparire inquietudine e la voglia di andare oltre i “pugni dritti in pieno volto”. Ce lo confermano l’introduzione di chitarra pulita del pezzo d’apertura “Skinwalker” (tutt’altro che considerabile “permissivo” nel suo incedere massiccio e fornito di un ottimo lavoro del batterista Dan Sneddon), la conclusione acustica dai toni scuri e concilianti di “Days Grow Cold” e l’ossessionante intensità “allentata” che prende piede in “Death Obssessed”.

Il disco scorre bene, non perde mai di vista il suo obbiettivo, raggiungendolo facilmente. È adrenalina pura e in quanto tale sino all’ultimo non si risparmia, spinge e continua a farlo, tanto che “Quietus”, la canzone posta in coda, possiede una carica niente male nonostante la sua durata ben al di sopra della media delle altre tracce, in questo caso è la buonissima prova dei chitarristi Chris Brock e Tyler Jensen — abili nell’affinarne il contenuto melodico — a renderla una delle “hit” di “Red Horse”. La ruota gira e nel verso giusto, la produzione scelta è meno appariscente e lucida al cospetto di quella che caratterizzava “Goner”, mentre dietro al microfono va segnalato il debutto affascinante di John. Ho letto girando per la rete che per certi versi è stato paragonato a Jacob Bannon dei Converge e JR Hayes dei Pig Destroyer, non che non sia vero, personalmente però ho riscontrato anche dei tratti similari al Tompa dei Disfear di “Misanthropic Generation”, il che è piacevole all’udito, molto piacevole.

Sinceramente non posso che consigliare l’acquisto di un album come “Red Horse”, è la migliore ripartenza che ci si potesse attendere da questi ragazzi dopo aver sfiorato l’inferno, perdere un amico e un compagno d’avventura non è una cosa semplice da assimilare e probabilmente non ci saranno ancora riusciti, in fondo chi lo sa se non loro? Ciò che invece so, è che la musica suona, si esprime ed emoziona come non mai, per questo mi ha convinto ad acquistare “Red Horse” e a condividere con voi un parere indiscutibilmente positivo su quello che gli Early Graves hanno realizzato. Non mi resta che far loro un grosso in bocca al lupo, continuate così!

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