EARTH – Full Upon Her Burning Lips

Gruppo:Earth
Titolo:Full Upon Her Burning Lips
Anno:2019
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Sargent House
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TRACKLIST

  1. Datura’s Crimson Veils
  2. Exaltation Of Larks
  3. Cats On The Briar
  4. The Colour Of Poison
  5. Descending Belladonna
  6. She Rides An Air Of Malevolence
  7. Maiden’s Catafalque
  8. An Unnatural Carousel
  9. The Mandrake’s Hymn
  10. A Wretched Country Of Dusk
DURATA:01:02:56

Dylan Carlson e Adrienne Davies non hanno bisogno di tante presentazioni: sono il duo che incarna il nome Earth dall’ormai lontano 2001, quando il chitarrista decise di risvegliare il monicker dal suo tormentato sonno durato alcuni anni. Come saprete, la seconda vita del progetto è arrivata a esplorare territori contigui, ma abbastanza diversi dal pesantissimo drone-doom che l’aveva caratterizzato negli anni ’90, fino all’autentica eruzione creativa ed espressiva che il duo ha conosciuto in particolare tra fine anni ’00 e metà anni ’10.

Dalla psichedelia quasi sciamanica di The Bees Made Honey In The Lion’s Skull con tanto di organo Hammond e piano, passando al dittico cosmico da notti stellate nel deserto di Angels Of Darkness, Demons Of Light (in cui si faceva notare il violoncello di Lori Goldston), fino all’ottimo stoner-doom di Primitive And Deadly, che addirittura recuperava il rarissimo uso della voce con le ospitate di Mark Lanegan e Rabi Shabeen Qazi. Dopo la grande quantità di collaborazioni e di esplorazioni sonore, le visioni più o meno astrali che hanno segnato l’epoca Southern Lord degli Earth anche in termini grafici, questa volta il duo aveva in mente qualcosa di diverso.

La collaborazione con Sargent House si apre, a cinque anni di distanza dall’ultimo album e con poche altre cose minori uscite nel frattempo, con una copertina che dice già tutto: i volti di Dylan Carlson e Adrienne Davies su fondo nero. Con Full Upon Her Burning Lips il duo adotta un approccio decisamente down to Earth; niente ospiti, niente cantanti, un processo creativo che li ha visti partecipi praticamente in egual misura (cosa abbastanza rara in passato). Abbiamo a che fare con una sorta di drone rock psichedelico, che in un certo senso torna nei paraggi della forma canzone, con solo due brani che superano i sette minuti. Guarda caso, uno di questi è proprio la opener “Datura’s Crimon Veils”, con cui gli Earth decidono di traghettarci senza strappi repentini verso una nuova meditazione tra natura, cosmo e principio femminile. In quest’ora abbondante di musica, Carlson mette in scena tutto il suo amore per il riff, per la ripetizione e per la stratificazione sonora, secondo i tempi cadenzati come sempre con grande perizia da Davies; per un assaggio rapido, consiglio l’ascolto del pezzo catchy (per gli standard del duo) “Cats On The Briar”, in cui andiamo a fare un po’ di cat watching alla maniera degli Earth.

Ovviamente, non vi aspettate spensieratezza e semplici contemplazioni naturalistiche; in particolare da “The Colour Of Poison” in poi il suono si fa più oscuro e pieno, con le percussioni che si prendono sempre più spazio. I due si confermano ancora una volta tra i principali ispiratori di una parte sempre più consistente del metal atmosferico e occulto (su due piedi vengono in mente i Messa), riuscendo nella difficile impresa di rendere un lavoro minimale interamente strumentale — e volutamente ripetitivo — di oltre un’ora un disco che vogliamo davvero ascoltare. L’affascinante stregoneria di Full Upon Her Burning Lips è un elemento che in effetti mancava alla discografia dei nuovi Earth, qualcosa che fosse così evidentemente e indiscutibilmente loro, frutto della mutua contaminazione e del bilanciamento di due persone.

Dopo altri episodi dalla grande carica emotiva e atmosferica come “Maiden’s Catafalque”, l’album arriva a una conclusione dai toni quasi post-rock con “A Wretched Country Of Dusk”, una riflessione preoccupata ma a tratti speranzosa sul tramonto calato sul Paese. Un Paese che non è necessariamente un singolo riferimento materiale, quanto più un concetto umano in generale. In definitiva, con Full Upon Her Burning Lips gli Earth hanno posto un altro importante monolite nel tempio della propria musica, ormai diventato a tutti gli effetti un cromlech a cui guardano centinaia di band di tutto il mondo.

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