ECHANCRURE – Paysage. Octobre. | Aristocrazia Webzine

ECHANCRURE – Paysage. Octobre.

Informazioni
Gruppo: Echancrure
Titolo: Paysage. Octobre.
Anno: 2011
Provenienza: Francia
Etichetta: Nihil Interit Records
Contatti: echancrure.franceserv.com
Autore: Insanity

Tracklist
1. Sans Titre 1
2. Sans Titre 2
3. Sans Titre 3
4. Sans Titre 4
5. Sans Titre 5
6. Sans Titre 6
7. Sans Titre 7
8. Sans Titre 8

DURATA: 34:07

Ricordare atmosfere ed emozioni relative ad un genere suonandone un altro. Succede relativamente spesso con il Black Metal, con proposte che si discostano totalmente da questo stile riuscendo comunque a portarlo alla mente dell’ascoltatore. È il caso del progetto francese Échancrure e delle otto tracce senza titolo di “Paysage. Octobre.”; certo, si sentono qua e là delle chitarre, il sound in generale verte però più su un Ambient/Industrial sperimentale fatto di melodie apparentemente innocue ma ripetute ossessivamente e da suoni disturbati e disturbanti accompagnati da una batteria distorta che sembra voler dare un senso (o meglio, un ritmo) al quieto caos creato dalla proposta. Pur essendo diviso in otto parti, l’album è da ascoltare come un’unica traccia in cui le varie sezioni servono solo ad indicare un cambio di atmosfera che comunque non spezza mai la follia che si viene a creare minuto dopo minuto. Un esempio lampante arriva dopo pochissimo tempo: la melodia pura e limpida ma che sembra essere un presagio ad una catastrofe del secondo episodio, catastrofe che sembra essere sempre più vicina nella terza traccia e che si realizza nei suoni grigi e distorti della quarta. Uno strumento emotivamente molto versatile ma che in questo caso non lascia niente all’immaginazione, il violino, fa la sua comparsa sul finale svanendo poi nel corso del breve intermezzo a seguire che porta al sesto segmento, fatto ancora una volta di sonorità pesanti ed industriali. Il peggio sembra essere passato con il settimo brano, in cui è la malinconia a spadroneggiare, quel grigiore che si avverte spesso proprio nel mese che da il titolo all’album e che sul finale si trasforma in disperazione con urla e sonorità che ricordano in qualche modo lo stile Depressive Black. La conclusione ci riporta però indietro, prima mischiando e poi alternando suoni puri e distorti in un degno finale che è un po’ il riassunto di tutto il disco. I rimandi al genere citato sopra ci sono, più a livello emotivo ma non solo, per cui a chi apprezza il lato più atmosferico e vicino all’Ambient del Black Metal un ascolto non farà male (o almeno non lo farà in senso negativo); la durata non eccessiva lo rende comunque accessibile nonostante non sia proprio qualcosa di semplice da ascoltare e la qualità della composizione è innegabile, per cui un ascolto è consigliato a chi ama sonorità folli e/o inquietanti.