(ECHO) – Devoid Of Illusions

Gruppo:(EchO)
Titolo:Devoid Of Illusion
Anno:2011
Provenienza:Italia
Etichetta:BadMoodMan Music
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TRACKLIST

  1. Intro
  2. Summoning The Crimson Soul
  3. Unforgiven March
  4. The Coldest Land
  5. Internal Morphosis
  6. Omnivoid
  7. Disclaiming My Faults
  8. Once Was A Man
  9. Sounds From Out Of Space [con Greg Chandler]
DURATA:01:06:01

I nostrani (EchO) si erano già fatti notare con il demo Omnivoid e un Promo interessantissimo. Dopo aver trovato il supporto della Solitude Productions ed essere entrati a far parte della gestione della sotto-etichetta BadMoodMan Music, i ragazzi bresciani hanno rilasciato sul finire del 2011 il mastodontico debutto Devoid Of Illusions.

Non hanno dimenticato il loro recente passato e non è un caso che nella scaletta di questo gigantesco disco dai tratti funerei siano presenti cinque dei brani contenuti in quegli sforzi compositivi primordiali ai quali è stata donata nuova e più significativa vita. Pur tenendo conto che nella forma originaria le canzoni avessero in dote indubbie qualità, la maturazione è evidente e un solo anno è bastato a fare un salto in avanti di portata enorme. La musica è atmosferica all’inverosimile e affine al tanto osannato panorama nordico di gente come Colosseum, Doom:VS e Saturnus, ma evidentemente influenzata da maestri assoluti come gli Esoteric, tanto che Greg Chandler è partecipe nel doppio ruolo di ospite alla voce nella conclusiva “Sounds From Out Of Space” e di uomo dietro al mixer, svolgendo peraltro un lavoro superbo per definizione e profondità del sound. Inoltre si riconoscono echi di Anathema e Katatonia per quanto concerne la sensazione di etereo finemente ricamata che leviga le tracce.

Un serpeggiare dilaniante e sconfortante trasporta Devoid Of Illusions nel suo lungo e insidiosamente scuro luccicare: è affascinante il modo col quale le note di piano s’inseriscono all’interno delle canzoni, inviando un cupo, dolce e cullante messaggio d’oblio che viene assorbito dall’orecchio come il cullare dell’aria che si offre a una piuma in caduta libera. Sono infatti abissalmente profondi e infinitamente ampi gli scavi creati da “Unforgiving March” e “The Coldest Land”, eppure è quasi naturale abbandonarsi completamente in quel vuoto che attrae.

Potenza, pressione e calma atmosferica vengono a concentrarsi in un turbinio emotivo eclatante nell’apertura “Summoning The Crimson Soul”, mentre è più acida e invasiva la proposta di “Internal Morphosis”, che pone accenti sulla natura più grezza e spinta ritmicamente; contraria invece a tale tendenza è la successiva “Omnivoid”, dove il respiro torna a essere più composto e intimo, con gli Anathema che si lasciano intravedere qua e là.

Devoid Of Illusions è chiaramente una prestazione capace di miscelare una compostezza muscolare notevole con una grazia e raffinatezza che lo candidano con sincera tranquillità all’interno del gotha delle uscite migliori nel doom del 2011, essendo apprezzabile sotto tutti i punti di vista. Le combinazioni di voce eseguite in modo da valorizzarne gli stati d’animo, alternando con sapienza il canto pulito ricercato e spirituale con un growl terreno e minaccioso, si uniscono alle tante armi già esposte e delle quali la più rilevante è l’attitudine libera da forzature che permette d’inserire stili e approcci differenti di brano in brano. Potrete notare a esempio come vi sia un assetto melodico prorompente e agrodolce che contraddistingue “Disclaiming My Faults” e un alone pacato e distensivo rappresentato da una forma quasi totalmente priva di distorsioni in “Once Was A Man”, eppure stiamo parlando di un blocco che si mantiene sempre sul nero, seppur lucido. E non l’hanno dimenticato, tant’è che il canto del cigno dell’album è indirizzato nella più pachidermica e monumentale delle direzioni con la lenta, ma veramente lenta, “Sounds From Out Of Space”. Nel pezzo, che come già accennato in antecedenza li vede in compagnia di Chandler, la presenza del signor Esoteric è ingombrante e ne risentono: forse non è del tutto perfetto, ma è indubbiamente la degna mazzata attesa e che a mo’ di epitaffio ci consegna la chiave per la fine di questo piccolo capolavoro, perché senza esitazione alcuna posso affermare che se non è un capolavoro con la c maiuscola, allora ci manca davvero poco.

Basta dilungarsi: gli (EchO) vanno acquistati, i perché sono tanti, troppi, e vi verranno confermati in massa dalle volte che il disco girerà nel vostro stereo. Supportare una band di tale livello è un dovere, oltre che un immenso piacere.

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