ECHOES OF YUL – Cold Ground

 
Gruppo: Echoes Of Yul
Titolo:  Cold Ground
Anno: 2012
Provenienza:   Polonia
Etichetta: Avantgarde Music
Contatti: Facebook, Bandcamp
 
TRACKLIST

  1. Octagon
  2. Foundation
  3. The Tenant
  4. Crosses
  5. Numbers
  6. Hanebu
  7. Libra
  8. Save Yourself
  9. The Plane
  10. The Message
  11. Cold Ground
  12. Chrome
  13. Last
DURATA: 01:04:16
 

Questi sanno il fatto loro. Questi sanno proprio il fatto loro. Comporre un disco doom / drone oggi non è semplice, la materia è complessa, lo studio alle spalle pure, e il rischio di diventare la sterile copia di altri artisti altissimo. D'altra parte i padri fondatori del genere hanno talmente sviscerato l'argomento da rendere ardue eventuali evoluzioni.

I polacchi Echoes Of Yul cercano di fare la loro parte in questa torbida scena musicale e la parola d'ordine è una sola: contaminazione. Il risultato, va detto fin da subito, è davvero ottimo, "Cold Ground" è un cd glaciale, oscuro, malato. La perizia degli artisti, e ancora una volta di James Plotkin dietro il vetro, crea un tessuto sonoro originale e multistrato, difficile da penetrare, e da ascoltare, rigorosamente in cuffia, più e più volte per poterne comprendere la complessità.

Sarà che a me questa roba piace proprio, ma di "Cold Ground" va segnalata anche la capacità di non risultare quasi mai tedioso o superfluo nonostante la lunghezza sia ragguardevole, superando un altro degli scogli che più facilmente affondano dischi di questo tipo. Ancora una volta sono la varietà e l'eterogeneità della proposta le chiavi, perché — sebbene le influenze dark ambient e noise siano onnipresenti in tutti i settanta minuti di durata — la grana sonora della componente elettronica riesce a essere sempre differente, e ogni brano assume una propria fisionomia particolare, distintiva. Se le sostanze che danno vita alla loro musica non sono nuove, di certo i polacchi sono stati in grado di distruggerle, smembrarle, atomizzarle e riassemblarle in una nuova forma totalmente originale. Originale e disturbante.

"Foundation" porta in dote atmosfere claustrofobiche, esalazioni radioattive che emergono dal terreno, in un costante gioco di riverberi, sample vocali e distorsioni. "The Tenant" cambia immediatamente il clima con il suo riffing sludge poderoso e graffiante. In un costante gioco delle tre carte gli Echoes Of Yul aggrediscono con tirate più violente, "Libra" e il suo alternarsi di noise e sludge è pura aggressione ai timpani dell'ascoltatore e la titletrack "Cold Ground", uno dei pezzi migliori del lotto, alienano con momenti di elettronica oscurità, in special modo negli intermezzi fra i brani più decisi ("Crosses", "Hanebu") e spiazzano l'ascoltatore introducendo sonorità inaspettate. Mi riferisco ad esempio al finale magniloquente e arioso di "Save Yourself", che arriva a stemperare le distorsioni della sopra citata "Libra", o ancor di più a "The Message", la cui ritmica assimilabile più alla scena dubstep londinese che a quella apparentemente di riferimento per il duo polacco impreziosisce ulteriormente l'album, senza tuttavia modificare le atmosfere mefitiche che costantemente si respirano in "Cold Ground".

Una grande prova per gli Echoes Of Yul, al secolo Mateusz Czech e Michal Sliwa, la cui perversità musicale ha dato i natali a uno degli album più originali e apprezzabili del 2012, e dei più morbosi di sempre.

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