ECHOES OF YUL – The Healing

 
Gruppo: Echoes Of Yul
Titolo: The Healing
Anno: 2015
Provenienza: Polonia
Etichetta: Zoharum
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TRACKLIST

  1. Ester
  2. The Trick
  3. Diorama
  4. Apathy Rule
  5. Organloop
  6. Gush
  7. The Healing
  8. The Better Days
DURATA: 39:35
 

Rimasto da solo al timone degli Echoes Of Yul e a due anni di distanza dal mai abbastanza lodato "Cold Ground", Michal Sliwa propone una nuova incarnazione della sua creatura, dando alla luce il terzo album della band, intitolato "The Healing". Il titolo stesso dovrebbe lasciar presumere che qualcosa è cambiato: niente più gelo, niente più atmosfere claustrofobiche. Si tratta piuttosto di un percorso di redenzione, di cura vera e propria, che si intraprende durante l'ascolto del disco e rappresenta sicuramente la pagina più introspettiva e profonda mai scritta dalla formazione polacca (diventata ormai one man band a giudicare dai crediti, sebbene non abbia trovato informazioni certe a riguardo).

Abbandonata ogni velleità di distruggere la mente dell'ascoltatore con bordate di distorsioni disumane, Sliwa mette in gioco tutta la propria sensibilità e crea un'opera a cavallo tra ambient, psichedelia, reminiscenze industriali e post-rock, che sa essere delicata e nostagica, pur comunque inquietante in alcuni suoi passaggi. Il viaggio inizia con "Ester", tra sintetizzatori eterei, campionamenti di diverso genere e i profondi riverberi di una chitarra mai distorta. Stesso paradigma per "The Trick", in cui gli organi la fanno da padrone e la chitarra risuona dietro l'effetto di un tape echo. Benché l'impatto sonoro di "The Healing" sia decisamente più delicato delle frequenze drone a cui Michal ha abituato i suoi ascoltatori nel corso degli anni e l'inquietudine che muove il disco sia più intima e meno terrificante, la percezione di continuità con i predecessori è sempre molto forte e la sensazione è di aver scoperto il retro di una medaglia di cui fino al giorno precedente si era ammirato solo un lato.

"The Healing" è piuttosto vario nelle sue soluzioni: sebbene la cifra stilistica rimanga coerentemente la stessa per tutta la sua durata, Sliwa riesce a dar movimento alle tracce, inserendo sempre elementi diversi che perfettamente si sposano con l'umore del disco, come il pianoforte di "Diorama" o le chitarre dal retrogusto doom di "Apathy Rule", con cui ci si riavvicina ai paradigmi musicali di "Cold Ground". Bisogna proprio aspettare quest'ultima per avere la vera svolta del disco: "Organloop" vive di disturbanti dissonanze che si sciolgono in un finale disteso e lascia spazio al brano più puramente post-rock dell'opera, "Gush", un rilassante intermezzo prima delle ultime due canzoni.

Il pezzo che porta il titolo dell'album meriterebbe una discussione dedicata da tanti elementi presenta e da come incarna lo spirito dell'intera opera: esso vive del contrasto fra l'atmosfera onirica della sua prima metà e la chitarra che lentamente diventa elemento preponderante, scavando dietro al velo di campionature vocali, le quali sembrano tratte da un disco dubstep. La conclusiva "The Better Days" è anche la più violenta di "The Healing" e ci ricorda, senza mai esagerare, gli Echoes Of Yul degli anni passati, tanto da far pensare che il titolo non sia assolutamente casuale. La sensazione che lascia è di non essere di fronte a una vera conclusione, quanto a una sospensione, un arrivederci piuttosto che un addio. La speranza è di risentirli presto e di potersi stupire ancora una volta di fronte al talento cristallino di quello che a mio avviso resta il progetto più interessante fra quelli nati nell'ultimo quinquennio.

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