EIBON LA FURIES – The Immoral Compass

 
Gruppo: Eibon La Furies
Titolo: The Immoral Compass
Anno: 2013
Provenienza: Regno Unito
Etichetta: Code666 Records
Contatti: Sito Ufficiale
 

TRACKLIST

  1. The Compass Awakes
  2. Immoral Compass To The World
  3. Astronomy In Absences
  4. Imperial Jackal’s Head
  5. Flames 1918 (A Song For The Silence)
  6. An Enigma In Space And Time
  7. Who Watches The Watchers?
  8. Conjure Me
  9. Ascending Through Darkness
  10. The Vanguard
  11. The End of Everything… (Or The Beginning Of It All)
  12. The Compass Remains
DURATA: 52:00
 

L'Inghilterra vittoriana! Slanciate architetture neogotiche si affacciano sulle vie ricche delle nascenti metropoli industriali, mentre i neri fumi del carbone, vero simbolo della floridezza economica, rivestono e celano le povere borgate, il lato oscuro della potenza commerciale del Regno Unito nel XIX secolo. Le ideologie laiche e liberali dei salotti buoni si sovrappongono alla magia dei ciarlatani di strada e alle correnti occulte spezziate di patchouli che spirano dalle colonie, ed è proprio a questa gotica commistione di razionale spiritualità e misticismo dai tratti indiani che par trarre linfa la proposta degli Eibon La Furies, tanto sul piano lirico e grafico quanto su quello sonoro.

La band del Lincolnshire, giunta con "The Immoral Compass" alla seconda opera sotto la supervisione di Code666 Records, si lascia guidare da un mantra filosofico che fungerà da bussola tematica per tutto il disco: "Be your own compass, worship no one, bow to no one". Questa schietta ideologia, esplorata a livello lirico nei suoi aspetti esoterici e trascendentali, viene egregiamente suggerita da un comparto grafico composto di simboli alchemici e iconografia necrofila scientifico-religiosa e, ovviamente, da una musica che trova nei suoi accenti corali e nella bizzarria tutta inglese della proposta più di un punto di contatto con quell'epoca vittoriana che si vuole suggerire.

Gli Eibon La Furies propongono un sound gotico ed estremo tutt'altro che convenzionale. Anzi, "The Immoral Compass" si può inserire senza indugi in quel filone discografico di metal estremo ed eccentrico fieramente occupato da The Meads Of Asphodel, Akercocke o Forest Of Stars. Tutti gruppi dalle caratteristiche uniche, ed infatti anche la miscela sonora proposta dagli Eibon La Furies non fa eccezione in quanto a originalità. I brani imbastiti dalla band, poggiati su di una poderosa base black-gothic metal che discende dalla migliore tradizione Sabbat, sono tutto un rimbalzare di cori eterei, ronzante thrash, rocciosi rallentamenti doom ed estatiche oasi acustiche, un ardito amalgama sorretto comunque da una buona perizia tecnica che fa da collante alle costruzioni melodiche senza mai scadere nell'ampolloso. Le canzoni migliori della raccolta, come "Astronomy In Absences", "An Enigma In Space And Time" o "Who Watches The Watchers?", sono micro-opere teatrali di gusto nero, balletti black metal avanguardisti dai tocchi drammatici nei quali, fortunatamente, la band non perde mai di vista il proprio baricentro estremo. Non mancano momenti più concisi, come l'apertura di "Immoral Compass To The World", oppure riuscite bizzarrie come la mia favorita "Imperial Jackal's Head", dal minaccioso riff di gusto medio-orientale, e l'azzeccato esperimento di "Flames 1918 (A Song For Silence)", che con i suoi tamburi marziali e il suo clima mesto echeggia i primi scricchiolii del frangersi delle sicurezze nell'Europa all'alba della Grande Guerra.

Qua e là l'imponente impalcatura sonora e concettuale costruita dagli Eibon La Furies cigola, normale per un gruppo così ambizioso appena al secondo disco. I cori civettuoli di "Conjure Me!", ad esempio, rischiano seriamente di far saltare i nervi, e anche il canto schizoide di Lord Eibon, in grado di passare dal raschio al vocione gutturale e ritorno in pochi istanti, va dosato onde evitare una dispersiva anonimia. Poca cosa comunque, "The Immoral Compass" è un disco ricco e avvincente che allinea ottime canzoni e mostra una formazione determinata a esplorare le proprie possibilità. C'è qualche mistero da svelare a ogni ascolto.

Dal canto mio tolgo l'album soddisfatto dal grammofono, calco la bombetta, impugno il bastone da passeggio, quello con la lama celata, e mi immergo nel caos serale della città. Confondendomi tra la folla e la fuliggine persistente, mi dirigo verso i sobborghi, dove si trova la fabbrica di fiammiferi. Solo pochi adepti sono a conoscenza che gli scantinati dell'edificio nascondono il tempio del nascente culto di Kālī. Stasera alla cerimonia è attesa niente meno che la Regina Vittoria!

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