Eigenstate Zero: dal sollevamento pesi al progressive death

EIGENSTATE ZERO – Sensory Deception

Gruppo:Eigenstate Zero
Titolo:Sensory Deception
Anno:2019
Provenienza:Svezia
Etichetta:Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Fringe
  2. 1984.2
  3. The Nihilist
  4. Eigenstates
  5. Zentropic
  6. Communion
  7. Godeater
  8. Strangelets
  9. Transhuman
  10. Comatorium
  11. Decoherence
  12. Wrath
  13. Fringes
DURATA:75:02

«Eigenstate Zero è un progetto nato nel gennaio 2018 perché mi annoiavo». Quando una cartella stampa si apre con un’onestà del genere, c’è una buona possibilità che la musica in questione si riveli altrettanto schietta, e infatti la band di Christian Ludvigsson è quanto di più genuino si possa incrociare tra le lande dell’internet.

Quarantottenne di Stoccolma, a quanto pare Ludvigsson è un metallaro della prima ora che non si è mai dedicato alla musica in modo concreto fino a quando, un paio d’anni fa, alcuni infortuni alle articolazioni lo hanno costretto ad abbandonare i suoi regolari allenamenti di sollevamento pesi. Forzato dalle contingenze, si è buttato sulla chitarra e su Cubase, si è costruito un piccolo studio casalingo e ha iniziato a scrivere come un forsennato. Detto fatto, in diciotto mesi ha composto, registrato e prodotto le tredici canzoni di Sensory Deception, per la modica durata di 75 minuti totali. Evidentemente il buon Christian ne sollevava davvero parecchi, di pesi, e non è affatto portato per l’ozio. Eigenstate Zero è quindi un progetto solamente da studio, legato indissolubilmente all’unica figura alle sue spalle, ed è lo stesso Ludvigsson a chiarire che la sua creatura non avrà mai altra dimensione al di fuori di questa.

Fatte le dovute presentazioni, è il momento di entrare nel vivo di Sensory Deception, che si presenta completamente autoprodotto nel suo essenziale cartoncino da promo anni ’90. Fatta eccezione per la lunghezza eccessiva (perché è davvero eccessiva), il debutto di Eigenstate Zero è un lavoro che convince sotto tutti gli aspetti. Tredici brani di death metal progressivo e ultramoderno che viaggiano tra i quattro e gli undici minuti di durata e non danno alcun punto di riferimento, ma che non mancheranno di fare la felicità di tutti gli appassionati di sci-fi e distopia nella scia dei Mechina. Certo, questo significa anche che qualsiasi integralista incuriosito dall’etichettatura death metal si avvicinerà all’album scapperà urlando dopo quattro note, perché ogni singolo passaggio è iperprodotto e anabolizzato tanto che più che in uno studio casalingo Sensory Deception potrebbe essere stato registrato in un’astronave; ed è proprio ciò che ti aspetti da qualcuno che è arrivato a incidere un disco per sostituire presse e bilanceri.

Di fatto è tutto estremamente coerente, perché tematicamente l’album si addentra in argomenti perfettamente in linea con il sound proposto e parla di ingegneria sociale post-orwelliana (“1984.2”), intelligenza artificiale (“Transhuman”), scienza di confine, singolarità tecnologica e tutte queste cose meravigliose. Chiaramente tutto viene letto in un’ottica pessimistica e tremendamente distopica, come una sorta di versione studiata e senza hit zarre dei Fear Factory. Senza hit, perché l’approccio di Christian non è groovy e tamarro, ma progressivo e arzigogolato, fatto evidentemente più per soddisfare se stesso che non per sperare di scalare le classifiche, però questo è evidente fin dal minutaggio.

Le idee tuttavia in Sensory Deception non mancano di certo, anzi arrivano in abbondanza, e addirittura capita durante l’ascolto di ritrovarsi in un attimo davanti a passaggi completamente sintetici dal vago sapore etnico là dove un secondo prima c’era un riffone cibernetico. Se nel prossimo album (attualmente già in fase avanzata di stesura) Ludvigsson deciderà di asciugare e smussare l’entusiasmo compositivo e sintetizzare meglio le proprie intuizioni, Eigenstate Zero potrebbe regalare gioie ancora più grandi. Per tutti i metallari fantascientifici, un progetto da tenere sotto attenta sorveglianza.

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