Eight Lives Down - Humans

EIGHT LIVES DOWN – Humans

Gruppo:Eight Lives Down
Titolo:Humans
Anno:2020
Provenienza:Regno Unito / Olanda
Etichetta:Cult Of Parthenope
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TRACKLIST

  1. Opening Shots
  2. Misguided
  3. Angela
  4. From The Cradle
  5. Sacrifice
  6. Organize Your Mind
  7. Colder
  8. Why
DURATA:41:03

Prima di tutto, nell’approcciare Humans degli Eight Lives Down ci sono un paio di premesse da fare. La terza pubblicazione di casa Cult Of Parthenope è un album discretamente sui generis: molto prog, per certi punti di vista, moderno se si vuole, ma anche indissolubilmente legato a determinati modi di fare metal ormai discretamente desueti. Perché, per quanto possano appassionarmi tanto il nu quanto il groove metal, è impossibile negare come entrambi abbiano più che abbondantemente fatto il loro tempo. Eppure, nonostante questa severissima premessa, resto ancora convinto della validità del primo disco del progetto internazionale.

La formazione, capitanata dalla carismatica e impeccabile Aliki Katriou (attiva anche in Cyclosomia, Desolate Plains e Tattered Pages), è tra le più eterogenee in circolazione a livello di componenti, essendo composta dalla cantante di origini greche, da un bassista polacco, un batterista brasiliano e un chitarrista francese; e a una line up già di per sé così variegata corrisponde poi un mix di sonorità altrettanto sfaccettato. L’album infatti riesce a spaziare tra groove e metalcore, innestando influenze death, progressive e alternative, in una miscela che si reinventa ed evolve di volta in volta con il procedere della scaletta. Non è solo il background artistico di partenza a rendere la proposta degli Eight Lives Down così varia, ma soprattutto quello umano; umanità argomento cardine, tra l’altro, dei testi di tutti i brani contenuti in Humans, nonché elemento centrale della sua minimale copertina, opera di Dylan Sutton. Sono fermamente convinto che sia questo l’elemento sul quale il progetto volesse mettere l’accento, sulle infine possibilità che la vita ci offre; un’operazione che trovo sostanzialmente riuscita.

Nel concreto, lo spirito coinvolgente di brani come “Angela”, “From The Cradle” e il conclusivo “Why” mette bene in luce la creatività della formazione internazionale, mentre l’animo sepulturiano e più old school degli Eight Lives Down si incarna al meglio in pezzi come “Opening Shots” e “Misguided”. Questa commistione di generi a metà tra l’alternative-groove di fine secolo scorso e il metalcore più prog-oriented dell’ultimo decennio non è esattamente per tutti, per cui Humans potrebbe finire per colpire sì il fan dei Jinjer e i nostalgici del filone nu più aggressivo, ma potrebbe anche scocciare chiunque voglia una miscela completamente segnata dalla ricerca di modernità oppure in tensione totale verso il passato. Checché preferisca l’ascoltatore, però, non mi aspetto resti cieco davanti alla passione viscerale che la band ha riversato nella propria creazione. Perché tutto si può dire di Humans, tranne che non sia un album veramente sentito.

In conclusione, un po’ come i Jinjer che riuniscono metalcore, invenzioni prog, accenni di fusion e intuizioni al limite del soul-R&B, un po’ come i Sepultura del periodo d’oro, spinti e aggressivi, anche gli Eight Lives Down sperimentano e riversano in musica tutte le proprie passioni e influenze senza freni. Il che li rende sicuramente una band molto sincera, ma non esattamente per chiunque (specialmente viste le etichette di genere con cui possiamo provare a classificarli). Non penso che Humans sia una pubblicazione imprescindibile, però è sicuramente un album onesto e accorato, capace di trasportarti nello spazio e nel tempo alla riscoperta-ridefinizione del concetto di umano.

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