EISENHERZ – Fluch Der Zeit

EISENHERZ – Fluch Der Zeit

Informazioni
Gruppo: Eisenherz
Titolo: Fluch Der Zeit
Anno: 2013
Provenienza: Germania
Etichetta: Dust On The Tracks
Contatti: facebook.com/EISENHERZofficial
Autore: Mourning

Tracklist
1. Intro
2. Die Nacht
3. Du Liebst Mich Nicht
4. Fluch Der Zeit
5. Racheengel
6. Licht Der Welt
7. Du Bist So Kalt
8. Vampir
9. Schlampenball
10. Scheintot
11. Manipulator
12. Schicksal
13. Die Seele Brennt

DURATA: 51:23

È la prima volta che incontro gli Eisenherz, la formazione tedesca non era mai finita sulla mia strada, perciò non sono a conoscenza di come suoni il disco di debutto omonimo pubblicato sette anni or sono, è quindi sul solo “Fluch Der Zeit” che provo a valutarne i valori. La proposta è particolarmente fruibile, un connubio di gothic rock e metal dai tratti sinfonici al quale si potrebbero associare i nomi di Crematory, Nachtblut e per certi aspetti anche Rammstein, Megaherz e alla lontana i Moonspell e gli Oomph!.

È uno scenario derivativo e che non aggiunge nulla di nuovo a un filone musicale solcato in più direzioni da tempo immemore, ma che comunque si difende sfruttando la combinazione di sezioni aggressive caratterizzate perlopiù dalle linee vocali maschili taglienti e ruvide interpretata da Heinz Zürl e momenti ad ampio respiro nei quali il lato melancolico e suadente prende forma grazie all’entrata in scena di quelle femminili a cura di Yvonne Groh.

L’album — seppur trascinato in varie occasioni da una composizione che si rifà in tutto e per tutto a cliché noti e che non li risparmia nemmeno all’ambito dei testi (l’esempio evidente è un pezzo orecchiabile e facilmente assimilabile come “Vampir”) — tira fuori delle canzoni dalla buona resa: vi sono infatti la corpulenta traccia d’apertura “Die Nacht”, “Du Liebst Mich Nicht” nella quale sono i sinfonismi a dominare la scena, la stravagante “Schlampenball” (a metà fra uno strano sogno e una rocciosa prestazione “heavy”), “Racheengel” e “Scheintot” maggiormente severe e scure nei toni e si giunge infine con una certa soddisfazione di fondo alla nuova veste di “Die Seele Brennt”, unico pezzo datato in quanto contenuto originariamente in “Eisenherz”.

Non si riscontrano grandi difficoltà ad ascoltare il lavoro degli Eisenherz, anzi nel complesso risulta essere alquanto convincente e solido, manca solo quel “quid” che permetta loro di distaccarsi dal carrozzone dei nomi citati nelle righe precedenti e che troppe volte diviene una presenza ingombrante all’interno delle tracce.

Se siete degli sfegatati fruitori del genere, un ascolto a questo “Fluch Der Zeit” dovreste decisamente concederlo, possiede più di un perché che me lo fa ritenere adatto a intrattenervi.

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