ELDER + Common Eider, King Eider (23/05/2019 @ On The Rocks, Helsinki)

Evento:ELDER + Common Eider, King Eider
Data:23/05/2019
Luogo:On The Rocks, Helsinki
Band:

  • Common Eider, King Eider
  • Elder

Immaginate di avere nel cassetto un buono da 50 euro da spendere in concerti e immaginate di non avere assolutamente il tempo di assistere ad alcuna serata dal vivo: questa è stata la mia vita negli ultimi mesi e probabilmente l’andazzo sarà identico anche nel prossimo futuro. Poi però succede che non solo scopri che gli Elder sono in tour in giro per l’Europa e stanno portando il loro particolarissimo stoner rock in Finlandia per la prima volta, ma che hai pure la serata libera, e all’improvviso avverti quella meravigliosa ventata d’aria fresca (?) che un’orda di capelloni scapoccianti solleverà intorno a te di lì a poco. Tra la scoperta dell’evento e la mia effettiva partecipazione sono passate giusto poco più di 24 ore.

Porte aperte alle 20:00, prima band sul palco alle 20:30. A quell’ora io sono davanti all’On The Rocks ad aspettare che i miei compari finiscano sigaretta e birre, dopodiché entriamo nel locale (la cui sala al piano terra si riempirà presto di tifosi accorsi a vedere la partita di hockey su ghiaccio Finlandia-Repubblica Ceca) e ci avviamo al pianterreno, che ospita le serate dal vivo. Il banchetto del merch è bello gremito di vinili, toppe e magliette a prezzi più che umani; il bottino che porterò a casa consisterà nel vinile di Elder, che verrà battezzato giusto il giorno dopo.


Mea culpa, ci ho messo un po’ a realizzare che la musica che ho sentito in sottofondo fino alle 21:10 non era in effetti musica di sottofondo, bensì la prima band, i Common Eider, King Eider. Di solito non ho l’abitudine di ascoltare preventivamente le band di supporto, preferisco l’approccio più immediato e spontaneo dell’ascolto dal vivo, però stavolta devo ammettere che prepararmi in anticipo sarebbe stata la cosa migliore: il duo americano propone un doom-drone rituale fatto di rumori e svariati effetti, che può essere difficile godersi appieno in sede live. In occasione del Blow Up dello scorso ottobre, ebbi occasione di assistere a un altro rituale, quello dei russi Phurpa, che catturò la mia attenzione soprattutto perché ero vicinissima al palco e quindi riuscii a godermi l’esibizione anche dal punto di vista visuale. Probabilmente mi sarebbe successo lo stesso stavolta, ma — complici anche la stanchezza post-lavoro e il fatto che mi trovassi nelle ultimissime file — non sono riuscita a vedere assolutamente nulla, né a entrare del tutto nell’atmosfera.

A giudicare da ciò che sento nei (numerosi) lavori pubblicati dal gruppo, direi che si tratta di un tipo di musica dotata di senso mistico, adattissima ad accompagnare svariate attività. Sto ascoltando A Wound Of Body, pubblicato lo scorso settembre, proprio in questo momento.


Purtroppo dalle retrovie siamo riusciti a fare e vedere ben poco.

Alle 21:30 comincia il cambio palco e realizzo che l’On The Rocks è davvero cambiato dall’ultima volta che ci sono stata: mi sento in dovere di dirvi che era il 2017 e si trattava di una tribute band delle Spice Girls (I regret nothing), il locale è stato totalmente ristrutturato e il palco ingrandito e spostato sulla destra rispetto a dove si trovava precedentemente. Riesco ad avanzare leggermente e ad avvicinarmi al palco forse di un metro e mezzo, poi mi si piazza davanti uno spilungone e niente, mi piacerebbe dirvi che ho visto il concerto degli Elder ma la verità è che per la maggior parte del tempo l’ho solo ascoltato. La cosa non mi ha impedito comunque di godermelo e ho apprezzato quei rari momenti in cui riuscivo a vedere qualcosa più di quanto avrei fatto normalmente.

Il quartetto (tre componenti ufficiali più uno) del Massachusetts ci ha colpiti col suo stoner rock di natura prettamente psichedelica, accompagnandosi con immagini in moto perpetuo e dai colori sgargianti proiettate sullo schermo alle loro spalle, immagini che ricordavano un po’ le copertine di Lore e Reflections Of A Floating World. Bassista al centro del palco e chitarristi ai lati, il gruppo ci ha deliziato con un repertorio che ha attinto per la maggior parte dall’ultimo lavoro (“Thousand Hands”, la splendida “Sanctuary” e “The Falling Veil”), aggiungendoci anche “Compendium” come pezzo d’apertura e “Lore”. Anche i brani tratti dall’ottimo Dead Roots Stirring, che è anche il disco che mi ha fatto conoscere la band, sono stati due: “Dead Roots Stirring” prima e “Gemini” dopo, come encore. Uno spettacolo di luci, colori, psichedelia ed energia pura, il tutto amplificato da un’acustica davvero ottima. Nessuna resa dal vivo di Elder, probabilmente perché in quel disco Nick DiSalvo aveva uno stile più grezzo che col tempo ha abbandonato in favore di linee vocali più melodiche e pulite, quelle che possiamo ascoltare nei lavori successivi.

Alla fine del concerto in molti sono andati a stringere la mano al bassista o si sono avvicinati al palco per dare un’occhiata alla strumentazione e alle pedaliere, i quattro ragazzi sono sembrati davvero alla mano. Spero che abbiano gradito la nostra accoglienza e soprattutto che tornino presto a trovarci.


Mentre uscivo dall’On The Rocks, la Finlandia, ancora impegnata nel match, ha segnato il quarto goal, quello del pareggio, e giusto una mezz’ora dopo ha vinto ai supplementari, catapultandosi in semifinale. Una serata di successo per più di qualcuno, insomma.

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