ELECTRIC MOON – The Doomsday Machine / Cellar Space – Live Overdose

 
Gruppo: Electric Moon
Titolo:  The Doomsday Machine / Cellar Space – Live Overdose
Anno: 2012
Provenienza: Germania
Etichetta: Sulatron Records
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TRACKLIST "DOOMSDAY MACHINE"

  1. Doomsday Machine
  2. Kleiner Knaller
  3. Spaceman
  4. Stardust Service
  5. Feigenmonolog

TRACKLIST "CELLAR SPACE – LIVE OVERDOSE"

  1. The Soul Feeder
  2. The Idle Glance
  3. The Verge Of Fainting
  4. The Spaceman Return
DURATA: 01:28:00
 

Ci sono artisti che non riescono proprio a stare fermi: qui non si parla di gruppi grind che tirano fuori un ep di tre pezzi per cinque minuti di durata o una serie di split, sinceramente operazioni in un certo qual modo più semplici da produrre e sfornare. Quando si tratta di suoni kraut, space e psichedelici, il lavoro dietro le composizioni diviene ossessivo, privo di allineamenti e schemi di base, un viaggio all'interno del viaggio non alla portata di tutti. Non è questione solo di cultura e orecchio, quanto di attitudine e capacità d'immersione in un mondo che non ha ganci sicuri, ma fluttua e si espande sino a conquistare in maniera tentacolare ogni angolo del cervello. Il corpo è solo una mera estensione fisica divenuta inutile, chiedete al duo composto da Sula Bassana e Komet Lulu, accompagnati dietro le pelli non più da Pablo Carneval ma da Alex: loro di certo sapranno indicarvi la via.

Come avrete forse capito sto per trattare uno dei mille progetti di questi signori, la nostra vecchia conoscenza Electric Moon, i quali sfornano dischi come fossero acqua fresca: è allucinante e disarmante il modo in cui riescono a creare una serie di ambientazioni e concatenazioni temporali capaci d'irretire anche il più scettico degli ascoltatori. È psych a tutto tondo sia con la prova da studio "The Doomsday Machine" che con "Cellar Space – Live Overdose", album che raccoglie le prestazioni sul palco del 27 gennaio 2012 allo Schlossekeller Darmstadt e della "Sulatron Records Label Night" del 30 settembre 2011.

Lo stordimento e i paradisi artificiali da scoprire e vivere sono assicurati, è genio, non si può trattare e descrivere con altri termini l'operato dei tedeschi: "The Doomsday Machine" scivola via come fosse una storia raccontata di passo in passo, attraverso le note, i gorgoglii, il fuzz e il wah wah, un galleggiamento psichedelico che interagisce sia con l'animo anni '60-'70 che con quello al limite col proto-doom, intarsiando una scaletta che si presta a una miriade di raffigurazioni. Potreste paragonarla a un prisma di cristallo che, contrastato da un fascio di luce, proietta una serie di raggi, ognuno con una propria vita distinta. Le tracce, pur muovendosi su un territorio similare, non possiedono che una parvenza di omogeneità di fondo, la sensazione è un impatto da jam-session che garantisce e mantiene inalterata la plasmabilità in corsa. Diventino poi più pesanti (l'affondo iniziale di "Stardust Service"), aggiungano una carica al limite con il drone, brillando per atmosfere ancestrali ("Doomsday Machine"), o inneggino alla trasmissione virale di stati narcotici inebrianti ("Feigenmonolog"), la direzione è unica e come direbbe un astronauta creato dalla Pixar, il personaggio Buzz Lightyear di "Toy Story": verso l'infinito e oltre! Un motto che non si discosta poi tanto dall'ottica dei navigatori spaziali Electric Moon.

Oltrepassata la prima barriera, è il momento di imbarcarsi in un'avventura ancora più dura e perigliosamente bella da portare a termine: quattro canzoni in sede live, solo un'ora e mezza d'immersione nell'hyper-spazio, dove sembra di essere passati a un livello successivo nel quale tutto diviene tangibile. Immaginate di abbandonare l'animazione del film prima citato, venendo trasportati all'interno di una delle serie di fantascienza per antonomasia, lasciate il pianeta Terra e salite a bordo dell'Enterprise insieme ai comandanti Kirk e Spock di "Star Trek". Perlustrando il cosmo, vi si pareranno contro degli ammassi nebulosi giganteschi.

È alto il tasso di fascino sprigionato dagli episodi che suddividono "Cellar Space – Live Overdose" in due sezioni ben distinte, anche come atmosfere. La prima si evolve in una situazione d'accompagnamento riflessivo, placido in più di una circostanza, nella quale il fondale sonoro composto da "The Soul Feeder" e "The Ideal Glance" serve su un piatto d'argento melodie liquide che si propagano su di un'asse emotivo dal retrogusto agrodolce. La malinconia è una delle tante componenti presenti in un mix che nella seconda sezione, con "The Verge Of Fainting" e "The Spaceman Return", svolta, portando alla ribalta caratteristiche differenti: il magma primigenio ribolle e l'adattamento a temperature crescenti richiede anche un cambio d'approccio; adesso non si è esclusivamente spinti da una lenta e costante corrente, vi sono mulinelli cosmici e profondi buchi neri da evitare. I tratti del suono in alcuni attimi raggiungono spigolosità metalliche, la propulsione si gonfia e si sgonfia nell'ennesimo tentativo di entrare a far parte di questa sconfinata ma abitale galassia.

Che altro dire? Non so, potrei scrivere ancora tanto altro, quindi meglio fermarsi e consigliarvi l'acquisto di entrambi i lavori. Se poi foste dei collezionisti sfegatati, vi suggerisco di far vostre le edizioni in doppio vinile di "The Doomsday Machine" e "Cellar Space – Live Overdose". Gli Electric Moon del resto non sbagliano un colpo e da loro non ci attendiamo di meno: the trip is on!

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