ELECTRIC WIZARD – Black Masses

 
Gruppo: Electric Wizard
Titolo: Black Masses
Anno: 2010
Provenienza: Regno Unito
Etichetta: Rise Above Records
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. Black Mass
  2. Venus In Furs
  3. Night Child
  4. Patterns Of Evil
  5. Satyr IX
  6. Turn Off Your Mind
  7. Scorpio Curse
  8. Crypt Of Drugula
DURATA: 59:09
 

Ormai è indubbio che gli Electric Wizard siano uno dei pilastri indiscussi del panorama Stoner-Doom mondiale. Album immensi come "Dopethrone", "We Live" e "Witchcult Today" rimbombano ancora nei timpani di chiunque segua con interesse questo filone musicale. E — proprio tra gli affezionati a queste sonorità — "Black Masses" era una delle uscite più attese di questo 2010. Lo stesso quartetto britannico guidato da Jus Oborn aveva annunciato che il nuovo partorito in casa Electric Wizard sarebbe stato un album di puro necrodoom e le aspettative non sono state deluse.

Il lavoro prende vita con "Black Mass", che dimostra quanto gli elementi tipici del sound della band siano rimasti inalterati: il riffing pesante e oscuro che tanto ricorda il primordiale Metal settantiano, gli elementi psichedelici e quella sporca ed esoterica atmosfera che permea ogni loro composizione sono ormai diventati un marchio di fabbrica. Le ritmiche cadenzate e quasi ritualistiche sono come di consueto accompagnate da parti vocali acide e rimbombanti di cui nessun trip di droga potrebbe eguagliare il devastante effetto nel cervello dell'ascoltatore. L'ipnotica "Venus In Furs", primo singolo estratto dall'album, ci scaraventa in una dimensione in cui la realtà diventa confusa e distorta, ma — accompagnati sempre da quell'alone esoterico e quasi morboso — continua il nostro viaggio allucinogeno passando per vere e proprie bombe annichilenti come "Night Child" e "Patterns Of Evil".

Il ruolo di sconquassare completamente ogni residuo di coscienza mentale è affidato a "Satyr IX", la canzone più lunga del lavoro con i suoi dieci minuti, e a "Turn Off Your Mind", nient'altro che due inni di demonica provenienza, marci e inquietanti in cui trovano innesto (durante "Turn Off Your Mind") anche emblematiche e malvagie risate ed effetti stordenti. Siamo quasi giunti alla fine del disco quando l'attacco distorto e malsano di "Scorpio Curse" si evolve in un estenuante pezzo dal retrogusto Blues. L'apocalisse e l'annientamento dei sensi sono quasi concluse: tocca quindi a "Crypt Of Drugula" svolgere il ruolo di ultimo funereo rintocco di quest'ascolto che — tra nubi temporalesche e sinistri rumori — ci porta con la mente a visualizzare un vecchio cimitero in cui qualche folle è in procinto di esumare un corpo, un corpo il cui cuore inizierà a battere nei secondi conclusivi, lasciandoci così, di stucco, a cercare di rimettere insieme i frammenti della nostra consapevolezza mentale andata in frantumi durante l'ascolto di questo disco.

Con questo settimo disco gli Electric Wizard si dimostrano ancora in grado di annichilire e stordire, e ci fanno vedere — se mai ce ne fosse stato bisogno — che questo genere è vivo, pulsante e brilla di una putrida luce sotterranea. Posso affermare molto tranquillamente che questo album si assesta senza problemi fra i capolavori, di cui questa band non è mai stata avara, e chiunque lo ascolterà non potrà che darmi ragione. Non lasciatevi sfuggire questa perla per nulla al mondo!

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