Elm - The Wait

ELM – The Wait

Gruppo:ELM
Titolo:The Wait
Anno:2020
Provenienza:Italia
Etichetta:Bronson Recordings
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TRACKLIST

  1. Hell
  2. Kingsnake
  3. Whole Year Inn
  4. Violence Is Golden
  5. Believe Or Burn
  6. A Storm Is Coming
  7. .44
  8. Shell Of A Man
  9. Abattoir
  10. Son
  11. Hellhound
DURATA:47:37

Dopo l’ottimo album dei Frana, si torna a parlare di hardcore made in Italy con il secondo disco dei piemontesi ELM, uscito per la ravennate Bronson Recordings. A differenza dei primi, votati a un post-hardcore dalle forti tinte melodiche e avvolgenti, The Wait si presenta come un agglomerato di pura intransigenza sonora, in grado di mescolare influssi provenienti dalla scuola noise rock americana anni ’90 (Helmet e The Jesus Lizard in primis) e una buona dose di sonorità monolitiche (che spaziano dai primi Melvins agli Entombed) con atmosfere e voci che rievocano gli sterminati deserti dell’America del Sud.

Nonostante le tre componenti elencate poca sopra rappresentino i punti salienti dello stile degli ELM, non bastano a riassumere appieno i contenuti di The Wait, i cui brani nascondono trame sonore sempre nuove e tratte dalle scuole musicali più disparate. Come già dalla intro “Hell” ci viene mostrato, non indifferente è l’influenza che il folk-blues americano esercita sull’anima del gruppo, ripresentandosi con tutto il suo mordente anche nella seguente “Kingsnake”, coadiuvata da una dose massiccia di distorsioni e da riff ispirati al death ‘n’ roll degli Entombed. A donare profondità e respiro a sonorità tanto lineari vi sono brani come “Violence Is Golden”, più lento e mutevole, soprattutto nel cantato che si esibisce in notevoli cambi di registro, spaziando tra inni e sussurri. Anche la successiva “Believe Or Burn” spezza l’ascolto in modo perfetto, con i ritmi che rallentano e le sonorità che si fanno profonde e magniloquenti, un inno stoner-doom perfettamente incastonato nel mosaico musicale della band.

Nella seconda metà del disco, accanto a brani leggermente sotto tono (come “Shell Of A Man”), spiccano macigni sonici del calibro di “Abattoir” e “Son”: la prima bombarda con un riffing serratissimo, mentre la seconda è una suite sludge-doom di otto minuti che si prende i suoi tempi e riassume al meglio le sensazioni e le immagini evocate da The Wait. Traendo ispirazione da un ventaglio di sonorità germogliate appieno agli inizi degli anni ‘90 e aventi in comune il culto devoto del riffing (dai Melvins agli Helmet, dai Clutch agli Entombed), gli ELM raccontano storie di violenza e rassegnata desolazione. Tra sangue, sabbia e bossoli di fucile spiccano insegne al neon gracchianti e muri tappezzati di necrologi, una città deserta in cui le anime più disparate si ritrovano ad attendere il prossimo atto.

Una volta conclusa la traccia di chiusura “Hellhound”, si resta con il sapore di sangue in bocca e con il bruciore della sabbia sulla pelle, sintomi di un’opera profonda che trova la massima esaltazione nel suo stile di produzione; i suoni di tutti gli strumenti pulsano di una potenza autentica e schietta, affidati a strumenti di registrazione completamente analogici: vecchia scuola fino alla fine.

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