EMPTY CHALICE – Mother Destruction

Gruppo:Empty Chalice
Titolo:Mother Destruction
Anno:2019
Provenienza:Italia
Etichetta:Toten Schwan Records
Contatti:Facebook  Twitter  Youtube  Bandcamp  Instagram
TRACKLIST

  1. Unholy Light
  2. Treblinka’s Snow
  3. Qva Resvrget Ex Favilla
  4. Rest In Pain
  5. Mother Destruction
DURATA:52:42

Sbarre, cemento, neve e alberi attraverso i quali filtra la luce di un sole freddo ma ugualmente salvifico. La copertina dell’ultimo rituale firmato Empty Chalice — progetto ambient (ora dark, ora ritual, ma anche industrial) dietro cui si cela la figura di Antonine A., già autore di tre album scurissimi — intitolato Mother Destruction è dedicata a coloro che hanno perso la strada e che, con sacrificio, stanno ricostruendo il cammino che li riconduca a casa.

Il processo circolare già affiorato dalle viscere della terra in Emerging Is Submerging – The Evil (2017, Industrial Ölocaust Recordings) si ripresenta fra le pieghe di quest’ultimo lavoro: un cerimoniale di rinascita che attraversa distruzione, dolore e angoscia; processo circolare perché l’unico brano rivolto al cielo è il liturgico “Qva Resvrget Ex Favilla” (il canto è del belga Peter Verwimp, noto per la sua attività come Ashtoreth), posto al centro del disco. Dobbiamo soffrire, ed Empty Chalice non manca di ricordarcelo coi droni profondi e dissonanti di “Unholy Light”, con la voce morbida di Thyme Nord (in prestito dagli statunitensi Rare Form) in mezzo alla tormenta di “Treblinka’s Snow”, con le urla straziate che a un certo punto sovrastano il muro di “Rest In Pain” e con la conclusiva title track: l’episodio più nero e al tempo stesso sottile dell’album.

Mother Destruction è un gran lavoro, dietro al quale non c’è soltanto la solita gavetta che ogni musicista underground deve sperimentare, ma un desiderio tangibile di dare forma e sostanza al dolore e al male che lo origina. Empty Chalice suona autentico come pochi e per questo fa musica per pochi: so che sembra un mantra trito e ritrito, ma è una realtà che potete constatare voi stessi, ascoltando quello che è a tutti gli effetti uno dei dischi più schietti dell’anno.

Facebook Comments