EMPTY – House Of The Funerary Hymns

 
Gruppo: Empty
Titolo:  House Of The Funerary Hymns
Anno: 2009
Provenienza:  Spagna
Etichetta: De Tenebrarum Principio
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TRACKLIST

  1. Funeral Prelude
  2. The Sense Of No Being
  3. How Far I Am From All 
  4. The House Of Funerary Hymns
  5. Regret, From Nothing In It's Self
  6. In The Sombre Solitude
  7. The Gates Of Eden Are Too Narrow
DURATA: 47:51
 

Gli spagnoli Empty hanno, passo dopo passo, tracciato una via precisa che seguono ormai da anni, il loro stile si rifà ai grandi nomi del panorama norvegese traendo da loro il lato più oscuro, sconfortante e oppressivo per convogliarlo in un riffing che gioca fra melodie e asfissia sonora degne del miglior funeral black-doom.

"The House Of Funerary Hymns", terzo capitolo per la band, segna un gradito ritorno dopo il buon "The Last Breath Of My Mortal Despair", oltre quaranta minuti di black senza filler o cali di tensioni che riportano indietro le lancette ai primi anni Novanta quando gli album del genere creavano spesso sconvolgimenti possenti per la carica atmosferica che li percuoteva ancor più delle note in loro possesso. È questo il caso, una cornice che cinge un dipinto dal tratto conosciuto, ma che ha nelle pennellate istintive il pregio più rilevante, le sei tracce si susseguono emanando sentori estremamente differenziati.

"The Sense Of No Being" è una nenia lenta, trasudante disperazione, un vortice di tristezza che il riffing lento aiuta ad attecchire e farsi strada fra i pensieri dell'ascoltatore, "How Far I Am From All" prende piede con una partenza rilassantemente cupa per poi sfogarsi con melodie stringenti e nere. La formazione nei vari stop in cui da forma alle variazioni più consistenti prova, con l'esecuzione di semplici tocchi o grazie all'inserimento di soffocati vocalizzi e bisbigli, a creare una forma d'inquietudine andante che percorrere in toto il disco. La voce sibilante che da il via alla titletrack accompagnata acusticamente è solo il preludio a un'evoluzione che la renderà angosciante, un marciare inesorabile verso un ignoto costellato di negativismo avvinghiante, d'altra pasta è "In The Sombre Solitude" dove i ganci melodici più volte indovinati la rendono suadente e incantatrice .

L'album è curato nei minimi dettagli, iniziando da una produzione più che discreta che da molto spazio a un lavoro di basso opprimente esaltandone le doti, per finire alla cover curata dal solito Chris Moyen a cui l'ispirazione non dona mai passi falsi.

Se è il black metal che guarda indietro che cercate, se è la sofferenza legata a una visione di luoghi oscuri e di quell'aura impenetrabile che li circonda che desiderate, entrate nella "Casa Degli Inni Funebri" e provate a non scappare.

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