Enevelde - Enevelde

ENEVELDE – Enevelde

Gruppo:Enevelde
Titolo:Enevelde
Anno:2020
Provenienza:Norvegia
Etichetta:Terratur Possessions
Contatti:Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. Kroppens Mani
  2. Forringelse
  3. Irrgangen
  4. Daukjøttet
DURATA:36:41

Terratur ci ha abituati bene, attenta com’è a selezionare e produrre black metal che pur non stravolgendo i canoni del genere si fa apprezzare per attitudine e qualità di scrittura. Questa volta l’etichetta con base a Trondheim gioca in casa, e ci serve sul piatto un nuovo progettino firmato dalla stessa mente nera dietro al pregevole Misotheist, Enevelde.

Enevelde si presenta con una copertina di quelle belle e con quattro brani dal minutaggio cospicuo; la formula, del resto, non è troppo dissimile dal succitato progetto precedente di B. Kråbøl, che anche questa volta fa tutto da solo e coi dovuti crismi — ci sono anche un paio di ospitate alla voce, con incursioni di Kjell Rambeck (Bloodthorn e Whoredom Rife) e Nosophoros (Mare). Se Misotheist si portava appresso un puzzo di zolfo non indifferente, merito anche di una produzione profonda per non dire abissale, che metteva in risalto soprattutto la batteria, con Enevelde il ragazzo della contea di Trøndelag gioca la carta dell’atmosfera non disdegnando tempi lenti e dall’incedere solenne.

“Kroppens Mani” sa di Norvegia da chilometri di distanza, e se i taglienti riffoni d’apertura in tremolo picking non vi ricordano i Thorns di Snorre W. Ruch forse vi occorre un ripasso; già, perché sebbene Enevelde duri poco meno di trentasette minuti di orologio, contiene un bel campionario di tutti quei precetti che noi fan del demonio apprezziamo senza riserve. Quindi giù di blast beat e infiliamoci spavaldi nella fitta nebbia marina che avvolge la metà del brano di apertura, fino a trascinarci stancamente su una riva melmosa, la stessa che ci fa arrancare sulla putrescente “Forringelse”, dalle atmosfere dilatate e limacciose. Riprendiamo a correre con “Irrgangen”, brano quasi epico che si dipana mettendo in mostra tutte le capacità autoriali di B. Kråbøl. La burrascosa “Daukjøttet” chiude il discorso con una batteria che non lascia scampo, lasciandoci tirare il fiato per pochissimo poco oltre i cinque minuti, solo per ri-sommergerci in tempo zero.

Enevelde non inventa nulla, ma si muove su coordinate già tracciate sulle quali riesce comunque a farci perdere. Per chi ha voglia di black metal norvegese fatto bene, un male in cui si naufraga più che volentieri.

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