ENISUM – Moth’s Illusion

Gruppo:Enisum
Titolo:Moth’s Illusion
Anno:2019
Provenienza:Italia
Etichetta:Avantgarde Music
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TRACKLIST

  1. Cotard
  2. Anesthetized Emotions
  3. Where Souls Dissolve
  4. Afframont
  5. Moth’s Illusion
  6. Last Wolf
  7. Ballad Of Musinè
  8. Coldness
  9. Petrichor
  10. A Forest’s Refuge
  11. Lost Again Without Your Pain
  12. Burned Valley
DURATA:61:58

Quanto ci piace il cascadian black metal? Ci piace talmente tanto che ci siamo dimenticati che le radici di quel suono, di quell’approccio animistico, devoto alla natura affondano in Europa; e senza tornare troppo indietro fino a scomodare i padri del black atmosferico — norvegesi non a caso — si può fare il nome di un gruppo rumeno che quei territori musicali li ha esplorati in lungo e in largo, forse raccogliendo meno di quanto meritasse: i Negură Bunget. Per questo motivo forse è il caso di parlare degli Enisum e del loro ultimo lavoro senza considerare sudditanze trans-continentali di sorta, perché semplicemente non esistono e perché il quartetto della Val di Susa si ripresenta nel 2019 con una discreta voglia di ritagliarsi una dimensione più personale, grossomodo con la stessa attitudine che sembrava animare la band di Negru, Hupogrammos e Sol Faur.

Intendiamoci, Moth’s Illusion è fedele allo spirito originario degli Enisum: figlio delle montagne, evocativo e brumoso, che anche in quest’ultimo caso si snoda su brani di medio-lunga durata, giocando sulla giustapposizione di tempeste e stacchi riflessivi. Le tempeste, però, vedono calare la forza del vento e sono meno improvvise e impetuose rispetto al passato: i tempi dei brani, perciò, si dilatano e alla furia cieca si sostituisce un passo più lento, simile al ciclico scorrere delle stagioni; elemento poetico che non resta circoscritto ai testi essenziali di Lys, ma che assume una forma compiuta anche nella musica. Già dopo la prima metà del disco, l’impressione è di trovarsi di fronte un’opera più varia e ambiziosa, e gli Enisum sfuggono al cliché dell’essere post-qualcosa — perché ce lo chiede la Cascadia — tirando fuori dalla manica influenze rock novantiane — e qui devo abdicare, l’aria sembra proprio quella di Seattle — che non ti aspetti: lo fanno nella title track con risultati un poco acerbi e in “Petrichor”, con un vagone di credibilità in più. Moth’s Illusion, data la sua forma più ragionata, che non si ostina a seguire pedissequamente i dogmi di certi trend, soffre forse la durata: un disco simile, anche per rendere maggiore giustizia alle uscite dal seminato, avrebbe giovato di un minutaggio inferiore all’ora.

Gli Enisum, in ogni caso, danno l’impressione di essere vivi e ancora in piena lotta, chiudendo quest’ultima fatica con il climax ecologista di “Burned Valley”, impreziosito dalla voce angelica di Epheliin. Consideriamo quindi Moth’s Illusion il primo passo verso la definizione di un suono ancora più originale, capace di viaggiare al di là dei confini imposti dalle etichette e dalle fissazioni giovanili; lo spazio, come usa dirsi, c’è tutto.

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