Ensanguinate - Eldritch Anatomy | Aristocrazia Webzine

ENSANGUINATE – Eldritch Anatomy

Gruppo: Ensanguinate
Titolo: Eldritch Anatomy
Anno: 2022
Provenienza: Slovenia
Etichetta: Emanzipation Productions
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TRACKLIST

  1. Hunted
  2. Cadaver Synod
  3. Ghoul Presence
  4. Perdition’s Crown
  5. Gaping Maws Of Cerberus
  6. Lowermost Baptisms
  7. Sublimation
  8. Death Vernacular
  9. Vile Grace
DURATA: 44:09

Vengono dalla capitale europea più vicina ai confini italiani — enclavi escluse — gli Ensanguinate, con il loro debutto carico di blasfemissimo death metal. Eldritch Anatomy arriva a due anni dalla formazione e dal primo demo dei quattro lubianesi, Entranced By Decay, sotto l’egida della danese Emanzipation Records.

L’impatto è di quelli che fanno drizzare le orecchie già dopo i primi secondi dell’iniziale “Hunted”. Nonostante i riferimenti siano indubbiamente quelli di un death piuttosto old school, i tre quarti d’ora del disco si articolano in maniera coerente e interessante, con abbellimenti e influenze variegate. La voce di Andrej Čuk è un growl primitivo, rabbioso e velenoso, che riporta ai Possessed, ai primi Death e in generale agli albori del genere nei tardi anni Ottanta. Squisitamente classici sono anche gli assoli, che insieme a una produzione cristallina — ma che nulla toglie all’aura maligna — rendono Eldritch Anatomy ben lungi dall’essere un’operazione nostalgia a sé stante.

Il suono pieno, corroborato dal basso corposo di Miha Šinigoj e dalla batteria di Matjaž Winkler quasi sempre spinta al massimo, enfatizza le capacità tecniche degli Ensanguinate: non solo violenza però, perché come dicevo prima anche l’ispirazione non è da meno, con sprazzi di blackened death che richiamano i Vader e buzzurrissime strutture vicine al thrash più estremo (“Ghoul Presence”). Per fortuna, ma non perché sia strettamente necessario, i Nostri sanno anche quando sollevare il piede dall’acceleratore ed è così che certi contrasti ritmici danno colore al tutto — a patto che sia sempre nero come la pece — toccando lidi quasi doom con “Sublimation”.

Qualche difetto in Eldritch Anatomy c’è, per carità, ma niente che possa precludere un risultato decisamente buono: mi riferisco per lo più alla dilatazione di certe sezioni, con un brodo un po’ troppo allungato; per esempio gli oltre sette minuti di “Vile Grace”, con un effetto negativo tuttavia mitigato dalla sua posizione in chiusura. Insomma, questi nostri vicini di casa teniamoli d’occhio, perché le premesse per fare ottime cose ci sono tutte.