ENSLAVED – E

 
Gruppo: Enslaved
Titolo: E
Anno: 2017
Provenienza: Norvegia
Etichetta: Nuclear Blast
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TRACKLIST

  1. Storm Son
  2. The River's Mouth
  3. Sacred Horse
  4. Axis Of The Worlds
  5. Feathers Of Eolh
  6. Hiindsiight
DURATA: 49:52
 

Che agli Enslaved — come alle scale di Hogwarts — piaccia cambiare, non sorprende affatto. La band, indiscutibilmente tra le più note del panorama nero mondiale, ha fatto la muta più volte nel corso dei suoi ventisei anni di attività, passando da formazione di kvlto del black metal norvegese a realtà pioniera nell'ambito del progressive black, senza tralasciare un periodo intermedio di stampo viking. I Nostri hanno tuttavia raggiunto il maggior successo con la svolta prog, arrivando a livelli di fama molto alti per una formazione underground. Album come "RIITIIR" e "In Times" sono valsi alla creatura di Grutle Kjellson e Ivar Bjørnson fiumi di complimenti ma anche di critiche, queste ultime soprattutto da parte dei fan più accaniti dei loro primi lavori, e il loro ultimissimo "E" non fa certo eccezione.

Siamo nel 2017 e il processo evolutivo prosegue indisturbato. "E", infatti, si dimostra essere un disco musicalmente molto diverso dai precedenti, pur dando prova di esserne diretto discendente. L'amalgama di progressive black metal al quale eravamo stati abituati stavolta prende una direzione più leggera e più — letteralmente — meditativa del solito: che la Nuclear Blast abbia fallito la sua crociata per la standardizzazione delle band che mette sotto contratto, stavolta? Certo, il sound degli Enslaved non è più quello grezzo dei primi 2000, anzi, forse questo è l'album più pulito che abbiano mai pubblicato, ma andiamo con ordine.

Se "Storm Son", singolo che anticipava il disco, aveva lasciato interdetti molti ascoltatori (compreso il sottoscritto), una volta inserito nel contesto dell'intera opera si rivela essere molto meglio del previsto. L'atmosfera è compressa, pesante, di un meditativo che per certi versi sa di antico; come un rituale volto a evocare un profondo potere runico, la canzone si snoda per i suoi quasi undici minuti di durata tra riff concentrici e melodie imponenti, con le voci pulite del nuovo tastierista intrecciate alla classica voce sporca di Grutle. Ed è questa, più o meno, la stessa sensazione che si avrà per tutta la durata dell'album, come se i Nostri avessero provato a combinare lo stile di "Vertebrae" con la forma delle loro produzioni più recenti. Un ritorno al passato, un passo in avanti verso il futuro, come le influenze prog rock settantiane riscontrabili in tutto il disco, tra organi, sintetizzatori e sassofoni ("Hiindsiight").

L'unica nota stridente dell'intero album, a mio avviso, è l'eccessiva prolissità della prima traccia, che se fosse durata qualche minuto in meno sarebbe stata ancora più entusiasmante. Però, c'è poco da fare: se non avete sopportato la pulizia e l'alta definizione degli ultimi capitoli targati Enslaved, questa opera probabilmente vi farà ancora più schifo di "In Times". Per certi versi va bene così, ovviamente: non è che tutti debbano apprezzare tutto a priori. Se siete in fissa col vostro vinile di "Hordanes Land" o con la prima stampa di "Vikingligr Veldi", restate pure ad ascoltare quelli. Invece, se avete voglia di spingere la vostra mente oltre, saltate in groppa al cavallo sacro e cavalcate lungo l'asse dei mondi: l'appuntamento col figlio della tempesta è alla foce del fiume. Fidatevi di me, col senno di poi non ve ne pentirete.

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