ENTROPIA – Electric Chaos

ENTROPIA – Electric Chaos

Informazioni
Gruppo: Entropia
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Autore: Mourning

Tracklist
1. Voice Behind The Throne
2. Disciples Of Aggression
3. Nothing Shall Stand
4. Tyrannize
5. Temple of Solomon
6. InstruMETAL
7. Both Feet In The Grave
8. Shockwave
9. Nowhere To Hide
10. Fallen Master
11. Tears Of Blood

DURATA: 58:13

ENTROPIA - Electric Chaos Thrash dal Canada, gli Entropia sono uno dei tanti act che proliferano sul territorio nord americano che a quanto pare conferma un momento di particolare floridità e spessore qualitativo.
In formazione l’unico membro conosciuto risulta essere il bassista Darin Wall che ha fatto parte dei Mecha Messiah, band in cui milita Brian Langley degli Infernal Majesty/Tyrants Blood con cui abbiamo fatto una chiacchierata un paio di settimane fa proprio sul nostro sito.
“Electric Chaos” è il secondo album della formazione, si cimentano con un sound che a più riprese chiama in causa Exodus e Testament anche se la presenza dei primi Metallica è forte, soprattutto nella vocalità di Angus Lummins solido come un mattone.
La tracklist è ricca di tracce interessanti che evidenziano la conoscenza e il buon feeling con lo stile, si nota già dall’opener “Voice Behind The Throne” dal tono melodico che i ragazzi ci sanno fare ma è con gli episodi a seguire che le scintille diventano fiamme vere e proprie trovando in “Tyrannize” e ancor più in “Temple Of Solomon” le prime due hit.
La seconda chiamata in causa vanta un complesso orchestrale perfetto, spicca il pregevole lavoro svolto dalle linee di basso di Darin e il bilanciamento fra la prova strumentale e la produzione del pezzo a dir poco esaltante.
Le succede lo strumentale “InstruMETAL” e anche un leggero calo di tensione a dire il vero, seppur una “Shockwave”, posta fra le meno incisive “Both Feet In The Grave” e “Nowhere To Hide”, smartella a dovere è solo con “Fallen Master” che i giri tornano ai loro regimi più alti e costanti facendo il di dietro con una giusta dose di cattiveria e anticipando una “Tears Of Blood” decisamente più accessibile, dai toni smorzati, un pezzo di quelli da heavy rotation in radio o di compagnia con una bella figliola privo però del fattore “mi sono venduto il culo per soldi”.
Un album curato e che ha goduto non poco dell’aspetto produttivo curato da “Loud” Chris DeMarcus che ha dato profondità e ha valorizzato i singoli strumenti, la formazione ci tiene inoltre a precisare che non vi sono sovrastrutture in modo da far sì che la differenza fra lo studio e una prova live sia minima: altro punto a loro favore.
Avendo purtroppo l’Oceano Atlantico a dividerci constatare di persona l’impatto on stage non mi è proprio semplice quindi non posso far altro che indicare l’ascolto di “Electric Chaos”, nulla che non sia stato sviscerato ma costruito ed eseguito con un’anima propria ed è già tanto ai giorni nostri.

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