Gli Epectase ci raccontano le stelle e il male di vivere

EPECTASE – Astres

Gruppo:Epectase
Titolo:Astres
Anno:2019
Provenienza:Francia
Etichetta:I, Voidhanger Records
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TRACKLIST

  1. As He Runs Towards The Stars
  2. Entering The Domain Of The Solar Sovereign
  3. Solar Winds // Climax
  4. La Dédale Des Astres Et Des Âmes
  5. La Mer Pourpre
DURATA:56:49

«Terrestrial I will no longer be»

Una frase semplice semplice per cominciare a parlarvi di Astres, disco di debutto dei francesi Epectase, duo parigino approdato sulle coste della nostrana I, Voidhanger Records. Uscito a maggio di quest’anno, è passato colpevolmente inosservato proprio in Italia, almeno finché non è arrivato fra le nostre gelide manine; dico colpevolmente perché Astres, nonostante sia l’esordio di un gruppo giovane, ha tutte le carte in regola per piazzarsi fra le uscite black metal migliori dell’anno.

Se non credete a me dovrebbe bastarvi ascoltare anche solo i primi minuti di “As He Runs Towards The Stars” per farvi un’idea dello spessore di cui sono portatori malsani Avitus e Vague, gli autori di questo folle viaggio nei meandri della psiche umana e fra le stelle. Gli Epectase fanno piovere riff dal gusto vintage come se non ci fosse un domani e non temono minutaggi cospicui (il pezzo più breve si attesta poco al di sotto dei dieci minuti); le idee, del resto, ci sono, lo testimoniano tanto la musica quanto le parole messe nero su bianco dai Nostri. Il rischio di essere verbosi sia sul primo aspetto che sul secondo è altissimo, ma Astres, nonostante qualche ingenuità e prolissità di troppo, riempie più di un’ora del nostro tempo trasportandoci in una dimensione ora di ricerca, ora contemplativa, quindi disperata e ossessiva senza farci guardare in continuazione l’orologio.

“Entering The Domain Of The Solar Sovereign” e “Solar Winds // Climax” sono dei veri e propri trip mentali, riecheggianti gli episodi più lisergici degli Enslaved (qualcuno ha detto Monumension?) anche a livello vocale: «Suddenly / I felt her pearly breasts embracing my lethargic flesh / Her glacial lips whispering to my neck / As I yield to the swelling warmth / Is this the true nature of perdition? / Nothingness»; si capisce che c’è del disagio, ma si capisce pure che gli Epectase hanno gli strumenti per descriverlo ed esorcizzarlo. La calma psicotropa si trasforma in delirio frenetico su “La Dédale Des Astres Et Des Âmes”, pezzone infarcito di riff vecchia scuola che barcolla saturo di rabbia e angoscia fino alla gigantesca e conclusiva “La Mer Pourpre”. I diciotto minuti in balia dei flutti del Mare Purpureo fanno sembrare il resto dell’album una passeggiata di salute e meritano ogni secondo del vostro male di vivere: la voce pulita di Avitus, la chitarra implacabile di Vague, giocano col volume di questo fardello schifoso che è la vita terrena, la sparano tra gli astri, la trascinano di nuovo a fondo fin quasi ad annegarla.

Astres è uscito a maggio, noi ve ne parliamo negli ultimi giorni di dicembre. Se volete fare un regalo a chi condivide la nostra/vostra visione dell’esistenza terrena o se volete semplicemente chiudere l’anno con un bel concentrato di esistenzialismo allucinato, fatelo vostro. Noi intanto lo sistemiamo tra i doni più belli e insensati di quest’annata di musica maligna.

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