EPHEL DUATH – On Death And Cosmos

EPHEL DUATH – On Death And Cosmos

 
Gruppo: Ephel Duath
Titolo: On Death And Cosmos
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Agonia Records
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TRACKLIST

  1. Black Prism
  2. Raqia
  3. Stardust Rain
DURATA: 19:43
 

Gli Ephel Duath — la creatura di Davide Tiso — mi hanno continuamente sorpreso sia in positivo che in negativo. Alle volte non comprendo realmente se questo personaggio sia un genio o faccia le cose tanto per farle. Dopo aver pubblicato il primo "Phormula", la volontà di estremizzare, ma più che altro complicarsi forzatamente la vita, lo ha portato a creare dei lavori discreti però difficilmente digeribili, dei quali personalmente salvo metà "Painter's Palette" e metà "Pain Necessary To Know". Ciò che resta è uno sturbo emotivo e musicale continuo, che tuttavia reputo non porti da nessuna parte.

Cos'è cambiato nel 2012? Iniziamo col dire che l'artista nostrano ha condotto all'interno del proprio mondo la compagna di vita Karyn Crisis ad affiancarlo vocalmente (siamo in tanti a invidiarlo, che tipa ragazzi!) e si ritrova un duo a dir poco stellare formato da Steve Di Giorgio e da Marco Minneman a scandire le ritmiche. In pratica si parla di una formazione che solo per i nomi citati farebbe venire i capelli bianchi in testa a chiunque, però…

"On Death And Cosmos", l'ultimo parto, è un ep di tre tracce per quasi venti minuti di durata. L'ecclettismo di Tiso e la sua voglia di strafare non mancano mai e questa continua a essere l'arma a doppio taglio che segna indelebilmente il corso sonoro intrapreso. Le canzoni dimostrano di possedere trame melodiche interessantissime per l'intreccio altamente dissonante e multistrato che rende l'esperienza ingabbiante. Pare proprio di ritrovarsi all'interno di una fitta ragnatela, dove il growl acido di Karyn si adagia con brevi sortite, amalgamandosi e fornendo corposità al già fitto tessuto, che per irretire e stordire la preda si avvale come colla dello sviluppo inevitabilmente ricco di sfumature dell'asse ritmico. Sembrerebbe proprio che tutto giri alla grande.

Il pathos c'è e "Stardust Rain" ne è l'emblema: l'alternanza fra attimi irradianti e altri nei quali le luci si spengono in favore di soluzioni totalmente atmosferiche è equilibrata, allora cos'è che non va? Si tratta di un mini cerebrale, in certe parti anche esageratamente cervellotico, tanto da perdere contatto con quello che è il feeling empatico creato, una sorta di decostruzione che non ha un senso logico, che non è supportata da uno scambio assiduo di informazioni che livellino i due parametri. In un paio di casi si percepisce una sensazione di meccanico che pare ostacolare l'intraprendenza sclerotica della composizione di Tiso, che nella sua vasta varietà di soluzioni pare stereotiparsi verso quello che è già stato in passato, mancando il centro della situazione. È un girovagare che conduce pure da una costellazione all'altra, da un pianeta a un altro, ma non si ferma il tempo dovuto per riceverne in cambio un contenuto che garantisca la fuoriuscita da orbite sconclusionate, né dia modo di realizzare un vero percorso da seguire.

Questo ritorno metallizzato degli Ephel Duath lascia perplessi, "On Death And Cosmos" avrebbe potenzialmente tanto da dire e dare, è però realmente questa la dimensione più adatta per esprimerlo? E se invece avessero optato per un'uscita di stampo extra-metal, basata sulle medesime coordinate esplorative? Non so proprio come sarebbe andata a finire e non so quale possa essere il prossimo passo del progetto, né in che direzione sarà orientato. Ci toccherà quindi attendere e capire se questa sia solo l'ennesima fase di transizione o il parto e la morte di un esperimento che verrà sostituito da una prestazione di differente natura, con questa band non ci sarebbe nulla di cui meravigliarsi. Vi consiglio di ascoltare "On Death And Cosmos" più per conoscenza che per volontà di acquisto.

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