Gli Epitaphe: la congiunzione tra funeral doom e death metal

EPITAPHE – I

Gruppo:Epitaphe
Titolo:I
Anno:2019
Provenienza:Francia
Etichetta:Aesthetic Death
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TRACKLIST

  1. Smouldering Darkness
  2. Embers
  3. Rêveries
  4. Downward Stream
  5. Monolithe
DURATA:63:13

Partono con delle scariche statiche, gli Epitaphe. Entrano in scena come uno di quei gruppi strambi, quei weirdo che vogliono essere dissonanti e cacofonici a tutti i costi, con un sacco di droni che ti raspano le orecchie peggio delle unghie sulla lavagna. Poi arriva il primo colpo di cassa, seguito dalla ritmica, e Il Riff spazza qualsiasi possibile fraintendimento: qualcosa di orrendo sta per uscire dallo stereo, qui ci si fa male. È così che “Smouldering Darkness” prende forma, è a questo punto che PBFK inizia a urlare su un tremolo infinito, e che I si rivela per quello che è, un macigno nerissimo, incazzatissimo, cattivissimo.

Il quartetto della zona di Grenoble esordisce per Aesthetic Death con un debutto molto più concreto e convincente della media, perché un monolite come I ormai ce lo si aspetta da navigati veterani, non da giovinastri quasi tutti alla loro prima esperienza in studio (seconda, contando il demo dell’anno scorso, i cui tre pezzi vengono tutti qui ripresi). In buona sostanza, i francesi pubblicano un album death-doom coi controcazzi, che sguazza nel funeral quando rallenta e si avvicina al death dissonante che si sente spesso su Dark Descent o Invictus quando pigia sull’acceleratore. E agli Epitaphe riescono benissimo entrambe le cose: convincono nell’essere funerei, convincono nell’essere death metal, convincono nell’essere marci, brutti e cattivi. Un concentrato di malvagità che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni, e infatti il digipak non dà altro che le informazioni essenziali: gli acronimi dei quattro, lo studio di registrazione e il nome del finlandese Petri Ala-Maunus come autore dello splendido dipinto in copertina.

I ragazzi si permettono anche divagazioni al limite dell’ambient, il punto dove maggiormente spunta l’influenza degli Shape Of Despair e del funeral più d’atmosfera, salvo poi ripartire a ranghi serrati e fare a pezzi qualunque cosa con in mente nomi come i Cruciamentum se non addirittura i Mitochondrion. Il debutto degli Epitaphe è un caleidoscopio di nomi e riferimenti, dalla British Columbia alla Finlandia, senza ovviamente dimenticarsi del death metal a stelle e strisce né di quello europeo. Un album da sviscerare e assimilare dall’inizio alla fine, di cui scoprire ogni anfratto e ogni angolo, tutti rigorosamente bui.

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