Epitaphe - II | Aristocrazia Webzine

EPITAPHE – II

Gruppo: Epitaphe
Titolo: II
Anno: 2022
Provenienza: Francia
Etichetta: Aesthetic Death / Gurgling Gore
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TRACKLIST

  1. Sycomore
  2. Celestial
  3. Melancholia
  4. Insignificant
  5. Merging With Nothingness
DURATA: 62:39

Qualche giorno fa, nella sua rubrica settimanale Extrema Ratio, G.E.F. guardava con interesse al primo estratto di II, secondo album in studio degli Epitaphe, che anche questa volta si affidano ad Aesthetic Death per la pubblicazione in CD e a Gurgling Gore per la versione in cassetta.

Dal canto mio, mi ero espresso con entusiasmo nei confronti di I, e tre anni dopo mi fa molto piacere vedere e sentire che gli Epitaphe non solo confermano quanto di valido proposto nel loro debutto, ma alzano l’asticella e proseguono nello sviluppo di un percorso artistico proprio, personale e sfaccettato. Che II sia un passo avanti rispetto al suo predecessore è intuibile fin dalla copertina: è ancora il pittore finlandese Petri Ala-Maunus ad arricchire visivamente il lavoro dei francesi, ma Celestial Explosion (questo il titolo dell’opera) è tutta un’altra cosa rispetto al dipinto utilizzato per I. Ricco di contrasti e di evidente retaggio romantico, Celestial Explosion è la confezione perfetta per II, per le sue molteplici anime e i suoi diversi umori. Se tre anni fa i ragazzi di Grenoble si dividevano tra death e doom, il nuovo album li vede alle prese con una vena nettamente progressiva, che in modo del tutto naturale si è inserita perfettamente a metà tra i due generi di riferimento.

Se quindi già I non era propriamente una passeggiata di salute, II è decisamente e in tutti i sensi di più: masterizzata nientemeno che da Greg Chandler degli Esoteric, la nuova fatica degli Epitaphe è più pesante, più violenta, più disperata, più impegnativa, più faticosa, più varia, più consapevole, più ambiziosa, più matura. Quella che era una band promettente è diventata una band che tutte quelle promesse le mantiene, e che continua a mettere legna sul proprio fuoco. II si compone sostanzialmente di tre brani più intro e outro, ma questi tre brani arrivano tutti poco al di sotto dei venti minuti di durata ciascuno, un minutaggio sfibrante, dispendioso, energivoro, che però tiene ti tiene incollato grazie a uno sviluppo fluido, a una composizione pressoché libera che non dà alcun punto di riferimento e cambia volto in modo tanto naturale quanto repentino. Nelle lunghe, faticosissime non-canzoni di II trovano spazio tutte le incarnazioni del gruppo, da quella più contemplativa a quella più violenta, e spesso si mischiano e alternano senza preavviso.

Gli Epitaphe passano da voci pulite a growl abissali, da riff granitici a tremolo picking, da up-tempo a rallentamenti e interludi quasi d’ambiente, estremizzando ogni aspetto con grande maturità, e per dirla con gergo tecnico quando vanno piano vanno davvero piano, quando picchiano forte picchiano davvero forte. Queste variazioni si sviluppano, snodano e riannodano per gli oltre sessanta minuti dell’album, che per sua stessa natura è quindi un’esperienza molto impegnativa sotto tutti i punti di vista. Proprio questa complessità rappresenta la croce e la delizia di II: quando scegli di creare un disco così libero, così slegato da qualsiasi struttura, il rischio è di sbrodolare, di allontanarsi troppo dal seminato e finire vittima della propria stessa ambizione, che in un attimo si trasforma in velleità. Ecco, la grandezza degli Epitaphe sta proprio nel non cadere mai in questo tranello, di saper(si) gestire e dosare, di trovare ogni volta il giusto equilibrio.

Non tutto di II sembra sempre perfettamente a fuoco, e ci sono alcuni momenti più ispirati di altri, ma in un lavoro così mastodontico è inevitabile che qualche calo arrivi, e anzi è impressionante la maestria con cui un gruppo tutto sommato tanto giovane riesca a imbrigliare un tale quantitativo di materia e a darle una forma compiuta e coerente. Gli Epitaphe sfuggono una reale definizione, sono più di un gruppo death-doom, sono più di un gruppo funeral, sono più di un gruppo progressive death, in alcuni momenti addirittura sparigliano completamente le carte e diventano tutt’altro (l’intro “Sycomore” sembra presa da The White degli Agalloch). Forse nemmeno gli Epitaphe stessi hanno ben chiaro cosa sono, ciò che importa è che continuino a mettere in musica i loro pellegrinaggi.