EPOCH – Sacrosanct

 
Gruppo: Epoch
Titolo: Sacrosanct
Anno: 2017
Provenienza: Belgio
Etichetta: Lavadome Productions
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TRACKLIST

  1. To Datechon, Ho Katechon
  2. Vision Absolute
  3. Altered States
  4. Nine
  5. Ichneumon
  6. Hangman Paradox
  7. Fear Ritual
  8. Sacrosanct
DURATA: 36:51
 

"Sacrosanct" è uno di quei dischi che a volte capitano in redazione dal nulla. Nella rassegna annuale di Lavadome, semplicemente, è spuntata una copertina grigia che non riportava null'altro che il nome della band e il titolo dell'album. Aprendo il libretto, tutto in scala di grigi, la prima impressione è di trovarsi davanti a un'uscita punk-hc: collage di fotografie incomprensibili raffiguranti figure umane sofferenti, testi frammentati, nessuna indicazione su quando l'album sia stato composto o registrato né chi faccia parte della band, eccezion fatta per il frontman, niente di niente.

Conoscendo le quasi sempre ottime uscite dell'etichetta ceca, però, non mi sono minimamente stupito quando alla primissima nota il lavoro degli Epoch si è rivelato tutt'altro che punk, ma purissimo, cattivissimo, enormissimo death metal. Di quello dall'immaginario oscuro, cupo, a venature black, che fino a qualche anno fa sembrava vivere una sorta di revival, grazie soprattutto a Canada e Inghilterra (i vari Antediluvian, Mitochondrion, Cruciamentum, eccetera), che però negli ultimi tre o quattro anni, tolti i teutonici Sulphur Aeon, pare nuovamente sopito. Bene, visto che Lavadome in queste sonorità crede in modo fortissimo, ecco "Sacrosanct".

Uscito in origine ben due anni fa come autoproduzione esclusivamente digitale, il debutto degli Epoch vede la luce su cd in questa prima parte di 2017, seppur, come detto, sulla band di luce non ne venga fatta alcuna. Tolto il cantante Rob Polon (già negli Omega Centauri e alcuni altri progetti ancora più sconosciuti), qualsiasi altro componente del gruppo — ammesso che ce ne siano — è del tutto irrintracciabile, anche se la formazione viene accreditata come proveniente dal Belgio. Tuttavia dare un volto ai musicisti in questione è affare di secondaria importanza, perché il disco mette sul piatto una furia, una cattiveria irreprimibile che tutte le forze durante l'ascolto sono concentrate ad arrivare al termine tutto d'un pezzo. Riff implacabili, una batteria che non scende mai di colpi e un insieme così organico che parlare di diversi brani non avrebbe senso, poiché "Sacrosanct" è una sola, unica, enorme mazzata.

Volete un album che esca dall'abisso e vi faccia a brandelli? Eccolo.

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