Esoteric - A Pyrrhic Existence

ESOTERIC – A Pyrrhic Existence

Gruppo:Esoteric
Titolo:A Pyrrhic Existence
Anno:2019
Provenienza:Regno Unito
Etichetta:Season Of Mist
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TRACKLIST

  1. Descent
  2. Rotting In Dereliction
  3. Antim Yatra
  4. Consuming Lies
  5. Culmination
  6. Sick And Tired
DURATA:01:37:15

La storia del re greco Pirro è conosciuta da molti, soprattutto per via della sibillina profezia pronunciata al condottiero dall’oracolo di Delfi. Il sovrano dell’Epiro, regione compresa tra l’attuale Albania e la Grecia settentrionale, intraprese un’ardita campagna militare in Italia, scontrandosi ripetutamente contro i Romani. Tale impresa di conquista, tuttavia, fu fallimentare: pur vincendo numerose battaglie, Pirro perse un enorme numero di uomini, fino alla definitiva sconfitta subita presso quella che oggi è Benevento. Da qui deriva il concetto di vittoria pirrica, ovvero un successo ottenuto a un prezzo talmente alto da renderlo effimero e svantaggioso. Tale preambolo è utile per inquadrare, quantomeno a livello concettuale, A Pyrrhic Existence, l’ultimo parto degli Esoteric. Facendo congiuntamente riferimento allo splendido lavoro grafico realizzato dall’illustratrice tedesca Lisa Schubert (in arte Vinsterwân), è facile immaginare la morale: la nostra esistenza non è altro che una battaglia dalla quale tutti usciamo indistintamente perdenti.

La creatura guidata da ormai quasi trent’anni da Greg Chandler non ha bisogno di presentazioni e questo settimo album non cambia l’approccio titanico che da sempre contraddistingue il quintetto britannico: due dischi da tre pezzi ciascuno e un minutaggio totale poco lontano dall’ora e quaranta minuti. L’iniziale “Descent”, come da tradizione, è impostata su una dilatazione dei tempi quasi soprannaturale, con ritmiche tanto pachidermiche da far lacrimare gli occhi, arricchita da droni e sintetici effetti liquidi, su cui si incastona il ringhio cavernoso, inquietante e avvolgente di Chandler. Tra esplosioni di solenne desolazione e sezioni più nervose (ai limiti dell’epilessia, considerando il contesto), spuntano arpeggi melodici e fughe che nel finale arrivano a sfiorare la pura psichedelia. Il tutto si svolge in ventisette minuti, i quali, tra un riff mastodontico, un grido straziante e una tonnellata di feedback, scorrono come se fossero la metà. Nell’insieme, gli Esoteric ci mostrano una strada tortuosa, da percorrere in rigoroso stato di coma sensoriale, trasportati dal raffinato e stordente genio musicale dei Nostri: nel nero più cupo e abissale, guizzano piccoli fuochi fatui di melodia che ci indicano la via verso una dimensione tanto aliena da risultare familiare, estremamente maestosa e, al contempo, terrorizzante. Questo funeral doom fa danzare i demoni che dovremo imparare a conoscere, ad accettare, forse perfino ad amare, nel (probabilmente vano) tentativo di non farci inghiottire da attraenti, ma oscuri, miraggi di vittoria sulla vita.

Meno camaleontica ma altrettanto efficace, “Rotting In Dereliction” è una selva di dissonanze e ritmiche più sostenute, le quali rendono più soffocante il tutto, facendoci affondare ancora di più in quel vortice emozionale di angoscia, sontuosa ricercatezza sonora e melodie di bellezza abbacinante. Pare di ritrovarsi a osservare una lucida superficie di ossidiana, entro cui si agitano le ombre più funeste che si possano concepire. La breve strumentale “Antim Yatra”, invece, in un tripudio di sintetizzatori di ispirazione cosmica, fa dilagare il lato più onirico degli Esoteric, concludendo la prima parte di A Pyrrhic Existence.

Il secondo disco, al contrario, è in gran parte costituito da episodi più asciutti come “Consuming Lies” e “Culmination”, nei quali l’anima più sperimentale della band viene adombrata da un approccio più canonico, più classicamente funeral. In questi casi droni, infiltrazioni psichedeliche ed effetti sintetici, pur essendo ancora parte integrante dell’intero impianto sonoro, sono messi in secondo piano in favore di mescolanze tra melodie splendidamente funeste e riff claustrofobici e opprimenti, più affini a certo death metal. Anche qui si continua a percepire comunque distintamente quel marchio di fabbrica fatto di atmosfere soffocanti e angosciosi buchi neri di malinconia e dolore esistenziale. Manco a dirlo, la conclusiva “Sick And Tired” sposta di nuovo un po’ il tiro, avvicinandosi a un doom più atmosferico, più arioso: la sofferenza che ci ha accompagnati finora cede il passo al più puro struggimento emozionale, alle lacrime amare e a un’introspezione più marcata e intima. Ciò che rimane alla fine è una desolazione diafana, grazie alla quale Greg Chandler e soci ci offrono la morte come unica speranza, un ultimo baluardo di salvezza per fare in modo che questa vita, in fondo, non risulti altro che una vittoria di Pirro.

Ancora una volta, gli Esoteric si sono spinti un passo oltre, pur non recidendo (per fortuna) quel cordone ombelicale che li lega indissolubilmente a un’espressività introversa e straziante, che trasuda una poetica profonda, amara, disillusa e che avvolge l’ascoltatore come in un sudario. A Pyrrhic Existence è senza dubbio un lavoro sfiancante, il quale, però, pur con la sua monolitica struttura, scorre meravigliosamente bene. Come ogni altra opera partorita da Chandler e colleghi, anche questo album necessita di tempo per essere assorbito e metabolizzato, ha bisogno di essere ascoltato e riascoltato nell’ottica di coglierne tutte le sfumature, appartenenti ovviamente a uno spettro cromatico mai troppo distante dal nero più assoluto. Gli Esoteric sono ormai una garanzia di qualità e A Pyrrhic Existence è, molto semplicemente, un altro capolavoro inserito all’interno di una discografia di valore paradigmatico per il funeral, per il doom in genere e un po’ per chiunque voglia conoscere la musica estrema, la sofferenza e il dolore.

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