ETERNAL KHAN – A Poisoned Psalm

 
Gruppo: Eternal Khan
Titolo: A Poisoned Psalm
Anno: 2014
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Bells On The Black Hour
  2. Raging Host
  3. Undermined And Abandoned
  4. The Tower
  5. The Black Stork
  6. Void Of Light And Reconciliation
  7. Into The Twilight Abysses
DURATA: 39:27
 

Il death metal è tornato di moda: dopo un decennio, quello degli anni '00, al soldo delle melodie e dei suoni "powerosi" in cui sfociò inesorabilmente la corrente melodeath novantiana, gli anni Dieci hanno ridato vigore a una corrente tutt'altro che semplice come il death metal sulfureo, marcescente e infernale di scuola Incantation e Asphyx, che non si capisce bene se sia più misto al doom per la sua lentezza o al black per la sua inestrinsecabile malvagità. Gli Eternal Khan, con i dovuti aggiustamenti, sono figli della declinazione più moderna di questa scuola, quella che ha nei propri pesi massimi i vari Dead Congregation, Grave Miasma, Cruciamentum e compagnia.

Il trio del Rhode Island — composto di batteria e testi, chitarra, chitarra e voci (nessuna indicazione circa un eventuale basso) — è in circolazione ormai da quattro anni e ha all'attivo un demo iniziale e un ep, ma è solo con "A Poisoned Psalm" che raggiunge il traguardo dell'album vero e proprio; manco a dirlo, fino a che non verrà notato da una delle varie Dark Descent, Nuclear Winter o chi per loro il gruppo resterà confinato all'autoproduzione. Di buono c'è che la formazione ha tutte le carte assolutamente in regola perché ciò avvenga: i brani sono lunghi e neri come il carbone e il disco si muove quasi costantemente lungo un mid-pace, un'andatura né lenta né veloce, che permette agli ottimi riff di mettersi in luce con facilità, ma allo stesso tempo non è sufficientemente "pesante" per scoraggiare l'ascolto e lasciare campo alla noia. L'unico aspetto non proprio eccellente dell'album è la prestazione vocale di N. Wood, un cantato sporco mediamente intelligibile ma troppo piatto e uniforme, decisamente non esaltante.

Gli Eternal Khan, inoltre, prestano particolare attenzione all'aspetto lirico della propria opera, tanto che i testi e i significati di ciascun brano, tutti a opera del batterista D. Murphy, godono di una trattazione apposita, una sorta di nota esplicativa dedicata a ciascun singolo componimento. Per riuscire a far stare tutto sul retro della copertina, in quei miseri 12x12cm (non esiste libretto), i caratteri sono stati stretti e pressati in una misura prossima all'illeggibile, per cui armatevi di lente d'ingrandimento. Una volta attrezzati, scoprirete un mondo che ruota attorno a Lovecraft ("Into The Twilight Abysses"), alle streghe di Salem ("Bells On The Black Hour") e a infanticidi eugenetici ("The Black Stork"). Pronti a tuffarvi in un nuovo, nero calderone infernale?

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