EVA CAN’T – Febbraio

Gruppo:Eva Can’t
Titolo:Febbraio
Anno:2019
Provenienza:Italia
Etichetta:My Kingdom Music
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TRACKLIST

  1. Februus
  2. Vermiglia
  3. Candele
  4. Febbraio
  5. Finale
DURATA:24:25

Abbiamo avuto il piacere di ospitare gli Eva Can’t sulle nostre pagine in occasione della pubblicazione del loro quarto disco, l’ottimo Gravatum, che è stato capace di conquistarsi un posto nel cuore di più di qualcuno qui in redazione. La band propone un prog rock che non è solo prog rock e che tende a decorarsi di venature di vario tipo, fino ad assumere l’autoconferita denominazione di dramatic metal.

L’EP Febbraio, che segna i dieci anni di attività del gruppo, è stato pubblicato poco più di due mesi fa in sole 66 copie e concentra in cinque intensissime tracce quello che è il nucleo e il fulcro degli Eva Can’t, fatto di poetici ed evocativi testi in italiano, spesso pregni di riferimenti molto grafici, e di melodie. Il confine tra ogni brano è sottile, quasi impercettibile, perché ciascuno sfocia nel successivo senza che ci siano silenzi tra un pezzo e l’altro. Il nostro viaggio comincia con la strumentale “Februus”, eccellente apertura che sa conquistarmi anche senza parole e che passa in pochi minuti da toni malinconici e delicati a distorsioni un po’ più audaci, per poi continuare con “Vermiglia”, in cui il timbro peculiare e spesso di Simone ci racconta della città natale del gruppo, Bologna.

“Candele” presenta già dal primo assaggio un fortissimo sapore di Anathema: non si può non amarne gli arpeggi e la morbida delicatezza, che si sviluppa in un crescendo fino alla parte centrale, in cui si sporca leggermente. Con “Febbraio” il ritmo si velocizza, il tema è un inverno infinito, ciclico e crudele di un mondo che sta morendo; “Finale” è il pezzo che tende sia ad avvicinarsi di più al prog di stampo classico che ad abbandonare per un attimo la via in favore di una vocalità più grezza. Euterpe, la musa della poesia e della musica, è ferita a morte; tutti noi viviamo in un sistema malato che pare irreversibile. C’è scampo? Chissà.

Quello che possiamo dire con certezza è che gli Eva Can’t hanno nuovamente dato prova di essere una realtà musicale meritevole di ogni attenzione possibile, in grado di deliziarci con melodie di altissimo livello accompagnate da testi profondi, a volte un po’ ermetici ma in grado di lasciare qualcosa a qualsiasi tipo di ascoltatore che decida di tentare un approccio. Buon decimo anniversario a voi, altri cento di questi anni e, mi auguro, altrettanti dischi.

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