EVA'S MILK – Zorn

EVA’S MILK – Zorn

 
Gruppo: Eva's Milk
Titolo: Zorn
Anno: 2010
Provenienza: Italia
Etichetta: Fuego Records
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TRACKLIST

  1. I Soldati Dell'Aurea Gioventù
  2. Al Tempo Di Caronte
  3. È Meglio Essere Illucidi
  4. 94 Bicchieri
  5. Nella Bile
  6. Turpentine
  7. Volcano
  8. Come Falene
  9. Cuscinate
  10. Zorn
DURATA: 46:00
 

Il trio novarese degli Eva's Milk — formato da Andrea Zanolli (chitarra e voce), Paolo Contribunale (al basso) e Lorenzo Stangalini (dietro le pelli) — ritorna a calcare la scena con un nuovo lavoro dal titolo "Zorn",  dopo un album come "Cassandra E Il Sole Che Oscura", accolto molto bene sia dalla critica che dal pubblico per la sua miscela di contenuti e musica nettamente al di sopra del piattume che inonda le nostre classifiche di gradimento (per chi me lo chiedo da anni), a distanza di due anni da quell'uscita.

La prima cosa che ho notato inserendo il disco è come le atmosfere siano adesso ancora più scure e decadenti, alternando al grunge rock del passato, riletto in chiave personale, sonorità decisamente più massicce che sfiorano in alcuni punti quelle californiane dei Queens Of The Stone Ag,e estrapolandone però solo le note più amare. Il suono del movimento cosiddetto alternativo è divenuto prestante e teso come una corda che attende di scoprire quale sia il proprio punto di rottura.

È un lavoro che va assorbito dopo vari e ripetuti ascolti: se l'aspetto compositivo legato alla musica è fondamentale, sono i testi a dare quello slancio in più a composizioni che grondano di un rosso sangue frutto del dolore di una società priva di una rotta precisa. Si parla di una vita in genere che non ha più una personalità propria, se non incasellata da canoni e motivazioni palesemente consumistiche e plastificate, si veda l'esortazione finale posta nella traccia iniziale "I Soldati Dell'Aurea Gioventù", dove quell'elettrodomestico da anni divenuto becero regolatore dell'essenza umana — la televisione — ha annientato e plasmato la volontà di tanti, troppi, ponendo dei paraocchi su di un mondo che va vissuto con i propri occhi. Vengono così spalancate le porte del limbo: "È Meglio Essere Illucidi" è un viaggio allucinato fra collera e ribellione, disperazione e ansie, dove la lucidità viene oscurata da una mancanza di risposte racchiusa nella frase «Se è vero che c'è un Dio perché non è mai il mio?». Un disagio costante attanaglia i nostri tempi, una sicurezza ormai venuta meno che in "Turpentine" viene esaltata: «Non siamo Dei nè martiri, oh Dio perdonami, io mi suicido in un reality show», con la parola parassiti tema ricorrente di un brano rivoltoso e adirato per una situazione stabile che ci tiene fissi come pedine che attendono solo di essere riposizionate per poi venire eliminate. Il pensiero di scomparire prende purtroppo piede in un globale aggrovigliamento che asseconda l'estremismo come normalità non più a se stante, ma facente parte in tutto e per tutto della quotidiana umanità. È così che "Volcano", "Come Falene" e "Cuscinate" imprimono l'immagine di un viaggio verso l'oblio, non più visto come un nascondiglio momentaneo per prendere respiro, ma quale unica via di uscita da un orrore che pare non avere fine. La solitudine espressa dai figli di un mondo di cui dovrebbero godere e di cui invece si ritrovano a essere vittime ci conduce alla conclusiva "Zorn".

Uno dei passaggi chiave per il sottoscritto dice testualmente: «Tutti persi in quest'Eden, tutti morti in quest'Eden, anima lungo il fiume nero, io credevo mi aspettasse un cielo». L'illusione frantumata e ridotta in briciole contestualizzata — seppur con una prospettiva allarmistica — che dovrebbe servire da sveglia per ciò che potrebbe — e sta lentamente divenendo — il tempo in cui progrediamo in una regressione d'intenti incessante.

Il trio si destreggia in una prestazione di una personalità e di un'energià fuori dal comune, il rock è un credo che ha assorbito; piacevole e alquanto gradito l'inserto di Hammond in "Cuscinate". Vi è un'anima pulsante che serpeggia fra gli episodi, esaltandone le qualità, si parli di sbalzi di umore o della volontà di tramandare un concetto che non si limiti alle solite filastrocche piene di melassa date in pasto al grande pubblico, lobotomizzato da parole quali amore, vita e amicizia, frequentemente usate come merce di scambio paragonabile agli storici trenta denari tanto in voga fra i troppi Giuda che popolano o hanno popolato le nazioni della nostra sfera che — incurante — persevera nella propria rotazione.

Non voglio ingabbiare l'album degli Eva's Milk all'interno di un genere o uno stile, sarebbe alquanto limitante, seppur forse più chiaro per chi non ha voglia neanche di fare un minimo di ricerca, perciò non sarò io a togliervi questo piacere; al contrario consiglio l'ascolto di "Zorn" a tutti, nessuno escluso. Se cercate musica e pensiero, se non è verità — e spero vivamente lo sia — pensare che il nostro Paese si ciba solo di produzioni preconfezionate come i Bastoncini Findus (che almeno sono buoni), allora è cosa giusta che "Zorn" giri nel vostro stereo. Lasciate da parte i gusti per una volta e affondate in esso, aprendo la mente e andando oltre le note.

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