EVADNE – The Shortest Way

EVADNE – The Shortest Way

 
Gruppo: Evadne
Titolo:  The Shortest Way
Anno: 2011
Provenienza:  Spagna
Etichetta: Solitude Productions
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TRACKLIST

  1. No Place For Hope
  2. Dreams In Monochrome
  3. This Complete Solitude
  4. One Last Dress For One Last Journey
  5. All I Will Leave Behind
  6. The Wanderer
  7. Further Away The Light
  8. Gloomy Garden
DURATA: 1:05:04
 

Il materiale di fattura pregiata non solo si rivela resistente ma è capace di mostrare le proprie qualità nel passare degli anni aumentando di valore, tale paragone può calzare con la natura e l'evoluta involuzione alla quale si sono sottoposti gli spagnoli Evadne.

La formazione iberica era di quella da tenere d'occhio e il primo album "The 13th Condition" l'aveva chiaramente fatto capire, una buonissima rappresentazione di doom gotico vecchio stampo corredato di presenza femminile e violino grazie alla guest di Lady Nott (Narsilion).

Sono passati ben quattro anni da quel lavoro uscito sotto forma di autoproduzione e li ritroviamo ancora in tale stato, a quanto sembra le etichette alle volte pare indossino proprio dei vistosi paraocchi, o sarebbe meglio dire paraorecchi, è però vero che il supporto mediatico della Lugga Music ha comunque dato una mano agli Evadne facendone girare sia il nome che questo secondo atto intitolato "The Shortest Way".

La band ha quasi del tutto abbandonato l'alone gotico ma non le melodie, è tornata indietro e di un bel po' spostando il tiro in direzione di un doom-death massiccio, greve e corposo nel quale s'incastona con carisma il dirompente cantato di Albert, abile nello sfruttare la vocalità growl tormentata quanto quella pulita melancolica, suadente e non è un caso che l'interpretazione ricordi in primis il mastermind svedese di mille e più progetti Dan Swanö, maestro nel giostrare la voce in maniera simile, poi ripreso dal suo allievo Akerfeldt che l'ha reso ancor più languido, a quanto sembra lo spagnolo gli è molto affine.

Non è un caso (e sono due) che la mano di Dan Swanö abbia agito in ambito di produzione e lo si percepisca nettamente, il precedente album aveva un orientamento incline a favorire lo sviluppo atmosferico tramite un notevole lavoro dei synth, in "The Shortest Way" invece questa peculiarità risulta snellita ma non evaporata del tutto, inserita nelle retrovie a sorreggere e irrobustire la prestanza di un riffing classicamente down-tuned e l'intarsio melodico che ha fatto grandi nomi come My Dying Bride e in tempi più recenti gli statunitensi November's Doom.

Mi è impossibile negare la derivazione dai gruppi citati e le varie influenze che abbracciano il suono degli Evadne, è altrettanto innegabile che il disco sprigioni un fascino che non percepivo da tempo tanto che in una scaletta di otto tracce così ben inanellate rende complicato scegliere ciò che si ritenga il meglio se non per carattere soggettivo. In tal caso non posso esimermi da nominare "This Complete Solitude", l'esempio lampante di quanto siano appassionatamente ispirati dalla natura classica dello stile; "All I Will Leave Behind", incatenante e dilaniante allentarsi della presa, il mettere sul piatto lo strazio trasmesso attraverso l'uso del pugno (il growl diviene ancor più profondo) e la carezza (le dolciastre incursioni pianistiche e l'angelico cantato femminile) che si fa largo in petto e "Gloomy Garden" corpulenta esecuzione che possiede cambi di tempo oculati, un'alternanza fra morbida melancolia e grave austerità che conduce al capolinea uno "The Shortest Way" dalle molteplici note positive.

I più puntigliosi potranno attaccarsi alla ripetuta menata esclamando sembra la solita roba, peccato però che di questa roba al giorno d'oggi e di questo livello se ne produca davvero poca, è quindi oro colato un disco simile soprattutto per gli appassionati del genere rimasti mezzi delusi dalle ultime prove dei Draconian, che confidano ancora nella maturazione dei loro connazionali Nox Aurea e via discorrendo…

Supportate gli Evadne acquistando "The Shortest Way" e auguriamoci che qualche etichetta seria dia loro la possibilità di avere una risonanza adeguata al valore di ciò che han sinora prodotto, se lo meritano perché guadagnato sul campo.

 

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