EVERGREY – The Storm Within

 
Gruppo: Evergrey
Titolo:  The Storm Within
Anno: 2016
Provenienza:  Svezia
Etichetta: AFM Records
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TRACKLIST

  1. Distance
  2. Passing Through
  3. Someday
  4. Astray
  5. The Impossible
  6. My Allied Ocean
  7. In Orbit
  8. The Lonely Monarch
  9. The Paradox Of The Flame
  10. Disconnect
  11. The Storm Within
DURATA: 58:23
 

Avrei dovuto scrivere di tutt'altro, ma "The Storm Within" ha catalizzato buona parte dei miei ascolti recentemente, pur a diversi mesi dalla sua uscita. Visto quanto la band di Tom Englund ha accompagnato la mia crescita negli anni Zero, celebrarne la ritrovata vitalità mi sembra un atto doveroso.

Gli Evergrey sono sempre stati una bestia molto strana: non sono un gruppo estremo, ma i paueroni gaioni e spensieratoni difficilmente apprezzano umori così scuri e sofferti come quelli messi ogni volta in campo dagli Svedesi, così i cinque di Göteborg si ritrovano esclusi sia dalle frange più cattive che da quelle più facilone, infilandosi da sempre in un limbo che non rende loro giustizia. Eccezion fatta per l'ormai lontano "Monday Morning Apocalypse", la cosa paradossale poi è che non c'è mai stato un-disco-uno che non convincesse tanto il pubblico quanto la critica. "The Storm Within" non fa eccezione.

La nuova opera è un lavoro importante. I Nostri superano due traguardi: quello del decimo album in studio e quello dei vent'anni (ventuno ormai) dal primo demo in assoluto, datato 1996. Non solo, "The Storm Within" è anche il seguito di "Hymns For The Broken", che aveva segnato ufficialmente l'uscita da un periodo difficilissimo in cui Englund fu a un passo dal chiudere baracca e burattini e mettere definitivamente la parola fine sulla sua band; ed era inoltre un ottimo disco, che aveva visto il rientro in formazione di Henrik Danhage (chitarra) e Jonas Ekdahl (batteria), pronti a rimettersi in discussione.

Premesse complicate con cui fare i conti una volta tornati in studio, tuttavia siccome la classe non è acqua ci siamo ritrovati tutti ad ascoltare undici pezzi che nel loro insieme non solo non fanno rimpiangere i diretti predecessori, ma probabilmente si spingono anche oltre, alzando ulteriormente l'asticella.

Il disco è naturalmente una prosecuzione di quanto sentito nell'ultima decina d'anni, diciamo da "Torn" in poi (di nuovo, "Monday Morning Apocalypse" fu uno spartiacque anche più netto di quanto allora apparve), in cui le derivazioni progressive e heavy più classiche hanno lasciato spazio a suoni più moderni e robusti, ma assolutamente non meno di classe. "Distance" è un'apertura perfetta, come praticamente tutte quelle che hanno contraddistinto la carriera degli Evergrey.

Periodo prog o meno che fosse, il gruppo ha una tradizione di pezzi-bomba in apertura davvero maideniana e anche stavolta mantiene le aspettative. "Passing Through" è un singolone testosteronico con tutti i crismi per essere cantato a squarciagola a qualsiasi concerto, con ottimi inserti elettronici e melodie di tastiera che si sposano perfettamente con le manovre dei due chitarristi, a questo giro davvero ispiratissimi tanto nei riff quanto negli assoli.

"My Allied Ocean" è una canzone muscolare come poche ne abbiamo sentite dal quintetto; nella chart di Spotify è diventata già in pochi mesi il brano nettamente più riprodotto dell'intero repertorio. "In Orbit" è uno dei due pezzi che beneficiano del contributo di Floor Jansen, con tutta probabilità un lascito da parte dell'ex-batterista Hannes Van Dahl, compagno della Jansen. È un duetto in crescendo dall'enorme forza emotiva, in cui le voci si alternano e si incontrano e si scontrano ed è tutto perfetto; Van Dahl ha defezionato a seguito del suo ingresso nei Sabaton ma, stante la presenza della sua dolce metà in due brani, viene da pensare che sia rimasto in ottimi rapporti con il gruppo.

Già questi quattro pezzi soltanto potrebbero fare il disco e sono nettamente più di quanto i tre quarti delle formazioni power metal mondiali possano mai sperare di mettere insieme in una carriera. E la cosa meravigliosa è che gli altri sette brani di "The Storm Within" non sono da meno! Sviluppate attorno all'amplissimo tema delle relazioni interpersonali (amore, perdita, affezione e tutto il resto di questa pressoché infinita semantica), le canzoni che gli uomini di Göteborg mettono sul piatto sono per l'ennesima volta di un livello altissimo. Non c'è molto altro da aggiungere: l'entusiasmo che mi lascia l'ascolto di un album di questo tenore è difficilissimo da spiegare a parole.

Postilla: per qualche curiosità in più sull'album, Englund ed Ekdahl hanno rilasciato un breve commentario traccia per traccia che, oltre alle inutilità di rito, parla anche di come si siano sviluppati i brani, citando ispirazioni e influenze meno immediate e decisamente trasversali, come il francese M83.

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