EVIL AMIDST – Lords Of The Nine

EVIL AMIDST – Lords Of The Nine

Informazioni
Gruppo: Evil Amidst
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/evilamidstofficial
Autore: Mourning

Tracklist
1. Lords Of The Nine
2. Of Ice And Skin
3. Decreator
4. The Evil Amidst
5. Onward Into Fire
6. Amid The Ruin
7. Flesh Of Thrones
8. Pit Fiend
9. Serpent Lord Rise

DURATA: 36:31

EVIL AMIDST - Lords Of The Nine Come di frequente avviene l’underground metal porta a galla band dal monicker pressoché sconosciuto ma che nascondono un armamentario di notevole portata, questo è il caso degli statunitensi Evil Admist.
Mi sono imbattuto sul Myspace dei ragazzi mentre guardavo la pagina dei Malevolent Creation su Metal Archives scoprendo che il batterista di questa formazione è quel Gus Rios che siede anche dietro le pelli di Divine Empire e Resurrection (nel recente passato il ruolo era ricoperto da un certo Steve Asheim, vi dice nulla il nome?).
Guardando la line-up della formazione la sorpresa iniziale divenne piacevole realtà nello scoprire come fosse una band composta da volti noti quella che avevo incrociato per pura casualità, il cantante è Lenny Warmbrandt che con Gio Geraca e Xaphan alla chitarra e Seant Tibbets condivide l’esperienza negli Hateplow e in sede live ha cantato nei Wykked Witch, formazione nella quale gli altri due musicisti militano o hanno militato a esclusione di Julian che troverete nel ruolo di cantante/chitarrista nei blackster Kult Ov Azazel, non è quindi con gli ultimi arrivati che si ha a che fare e “Lords Of The Nine” lo confermerà.
Il disco convoglia al proprio interno le varie esperienze vissute nel panorama estremo dagli elementi che lo eseguono, la proposta è un death/black maturo nelle composizioni, pressante e fiero quanto melodico e oscuro a seconda della posizione che hanno intenzione di assumere, la tracklist passa dalla battuta schiacciante della pesante opener e titletrack alla ritualità blackish di una “Decreator” altamente atmosferica e non lontana da rimembranze Excessum (che band sottovalutata…), “Evil Admist” e “Pit The Fiend” viaggiano su una linea d’onda comune, entrambi i pezzi sono brevi, incisivi e violenti con la prima delle due che mostra un pizzico di malignità in più rispetto alla sfrontata brutalità della seconda.
In certi momenti si ha la percezione netta di come il death metal Bay Area più oscuro si fonda con il corrispettivo europeo e il black metal di stampo svedese dando vita a una terza natura non perfetta ma ovviamente nera.
Di pregio il songwriting elaborato per “Of Ice And Skin” ripresa dall’omonimo demo del 2009 insieme a “Flesh Of Thrones” e “Serpent Lord Rise”, la melodia è una componente importante in quest’album che però nell’attimo in cui decide d’affondare le membra in soluzioni più guerrigliere piazza la canzone regina, “Onward Into Fire”, l’episodio è attraversato da una vena Bolt Thrower che lo rende solido come un mattone, il fuoco si spande coprendo il tutto ma la marcia degli Evil Admist non si arresta per così poco.
Lo stacco dall’irruenza per una pausa riflessiva e ombrosa creata da “Amid The Ruin” ricorda la soluzione conclusiva inserita in “Slaughter Of The Soul” con un altro strumentale cupo ed emotivamente importante come “The Flames Of The End”, la differenza sta nel fatto che questo è posizionato a metà della scaletta lasciando il posto alla già citata e irruente “Flesh Of Thrones”, la chiusura è affidata a un altro capitolo già nominato antecedentemente perché appartiene anche al passato e primordiale capitolo, “Serpent Lord Rise”, che con tonalità cupe e oblianti e ancora una volta esaltanti per lo più l’old school di matrice europea pone la parola fine.
Gli Evil Admist non inventano nulla ed è difficile poter pensare anche solo di poterlo fare, hanno però dalla loro parte l’esperienza acquisita negli anni di militanza all’interno della scena estrema, una produzione affidata alle mani di due professionisti come Brian Elliott ed Eric Rutan e delle canzoni che fanno male come dovrebbero.
I puristi del genere troveranno poco gradite le melodie, preferiranno il rozzume che tanto è di moda e riproposto in mille e più forme spesso con due accordi in croce, “Lords Of The Nine” è un’alternativa valida a quel tipo di approccio efferato, chi ama anche le melodie troverà di proprio gradimento un platter simile.

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