Evoke - Seeds Of Death

EVOKE – Seeds Of Death

Gruppo:Evoke
Titolo:Seeds Of Death
Anno:2020
Provenienza:Norvegia
Etichetta:Pulverised Records
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TRACKLIST

    1. Deadly Revenge
    2. Seeds Of Death
    3. Souls Of The Night
    4. Leviathan’s Victory
    5. Wrathcurse
    6. Demons Of War
    7. Satanic Rebirth
DURATA:33:12

Senza alcun preavviso, mi ritrovo in mano un album che ha scritto 2020 sul retro per errore, perché l’anno di pubblicazione corretto avrebbe dovuto essere il 1985. Gli Evoke arrivano da Oslo, sono in giro dal 2016, ma non avevano mai pubblicato nulla se non qualche traccia sparsa per provare a stimolare l’interesse di un’etichetta. A quanto pare ce l’hanno fatta con Pulverised, che da Singapore ha deciso di piazzare il suo logo sul retro di questo debutto e dare un po’ di spinta a questo trio di giovani virgulti cresciuti a pane e speed metal sudamericano e teutonico.

Seeds Of Death è un bagno di nostalgia per tutti i fan dei Sarcófago, Sepultura e Vulcano da una parte, ma anche dei Sodom e dei Kreator dall’altra. Chiaramente fino al 1987 e non oltre. “Deadly Revenge” parte a cannone e l’album non conosce soste fino all’intro di “Satanic Rebirth”, brano di chiusura in cui gli Evoke provano a flirtare con toni un po’ più epici giusto nelle prime battute, salvo poi rinunciare, mandare tutto in vacca e riprendere a fare il bordello che gli compete. Nell’arco di questa mezz’ora di musica c’è giusto giusto spazio per qualche assolo qua e là in cui il frontman e chitarrista Luis “Kato” Marchant (già nel gruppo heavy Black Viper, ma in qualità di bassista) dà sfogo alle sue velleità da virtuoso dello strumento, il resto sono riff tiratissimi, blast beat e urla soffocate dalla velocità.

Registrato al Toproom Studio, storico studio fuori Oslo che in quasi trent’anni ha visto passare praticamente tutta la scena estrema norvegese o quasi, dai Mayhem a Ihsahn solista passando per gli Ásmegin, il debutto degli Evoke si propone intenti malvagi e satanici, poi basta vedere la foto dei ragazzi nel libretto e dei loro baffoni a manubrio per capire che in realtà i tre si sono divertiti come matti a mettere insieme queste sette canzoni. Seeds Of Death non è nulla di sconvolgente, ma un piacevole diversivo in questo autunno passato da reclusi.

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