EVOKEN / BENEATH THE FROZEN SOIL – Split

 
Gruppo: Evoken / Beneath The Frozen Soil
Titolo:  Split
Anno: 2010
Provenienza:  U.S.A. / Svezia
Etichetta: I Hate Records
Contatti:

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Beneath The Frozen Soil: non disponibili  

 
TRACKLIST

  1. Evoken – Omniscient
  2. Evoken – The Pleistocene Epoch
  3. Evoken – Vestigial Fears
  4. Evoken – Into The Primal Shrine
  5. Beneath The Frozen Soil – Ironlung
  6. Beneath The Frozen Soil -Monotone Black I
  7. Beneath The Frozen Soil – Monotone Black II
DURATA: 01:04:06
 

Unire due realtà come Evoken e Beneath The Frozen Soil in uno split significa voler inchiodare l'ascoltatore. La musica proposta da queste band doom metal è quanto di più devastante la scena ci possa donare.

Da un lato abbiamo l'esperienza e la discografia che pian piano si infoltisce dei veterani: dopo aver pubblicato un'opera d'arte intitolata "A Caress Of The Void", gli Evoken sembrano avere in progetto l'uscita di un disco per il 2012; dall'altro una realtà svedese in corso di maturazione e che si era fatta notare nell'ultimo lavoro (anch'esso in forma split), in cui condivideva lo spazio con i Negative Reaction.

Sessantaquattro minuti di musica che non inventano nulla di nuovo sia chiaro, le quattro tracce che gli statunitensi offrono sono infatti in linea con quanto hanno rilasciato in questi anni. "Omniscient" era già inserita in "Promo" del 2002 e l'autore era quel Dario Derna che molti conoscono poiché legato al nome Khrom o come spietato batterista dei Drawn And Quartered, con la differenza che la versione qui presente è stata ri-registrata nel 2008 e lievemente modificata con l'inserimento del comparto vocale allora mancante. Con "The Pleistocene Epoch" e "Vestigial Fears" incrociamo materiale edito poco dopo l'uscita dell'album citato in testa e in cui hanno lavorato i membri entrati in formazione in tale periodo (2007-2008): Don Zaros (tastiere) e Dave Wagner (basso); il primo dei due diviene importante per queste nuove canzoni, dato che i sintetizzatori si ritagliano più spazi e ciò fa sì che il complesso sia maggiormente fruibile senza che la folta e imponente massa atmosferica subisca danni, riuscendo a mantenere la composizione su livelli di tortuosità e malignità costantemente alti. Il lotto trova poi conclusione con lo strumentale "Into The Primal Shrine" proseguendo la tradizione del sound arrancante con dinamiche tese a velocizzarlo esclusivamente in sparuti sprazzi; un pezzo minaccioso e capace di scolpire solchi abissali stavolta però può vantare anche una carica ancestrale e una cattiveria vivida fuori dal comune.

Tocca ai Beneath The Frozen Soil farsi sotto, cambia la scena, si modificano i tempi, ma il risultato è sempre e comunque radicato profondamente nel suolo. Il doom-death metal degli Scandinavi è marcio, le origini nordiche fanno trapelare quelle sensazioni di gelido e cristallino terrore che percorrono la spina dorsale negli attimi di tremore più intensi. La prestazione che riservano è mastodontica: decidono di partire in sordina per poi esplodere, "Ironlung" è un episodio canonico, ancorato allo stile e che sfrutta la prestazione vocale alternante growl, scream e graffiato; è pesantezza che non permette movimento, mi vengono in mente nomi da molti dimenticati ma grandi nel provocare sensazioni simili come Ceremonium e Winter, oppressivi e malevoli, così com'è evidente che gli stessi compagni di split siano un discreto punto di riferimento per le loro sonorità. Il processo ricreato dai tasselli "Monotone Black I" e "Monotone Black II" avvalora la tesi: lenti, grevi all'inverosimile, ammalianti e adornati da sfaccettature di grigio, i pezzi si immergono in quell'aura obliante intinta nella più triste forma del ricordo per innalzare un muro atmosferico e di note alto e scivoloso, in cui trovare appiglio è impossibile; quando le ritmiche si rinforzano, la band diviene ostile e arida, ricordando ancor più l'umore degli Evoken. La scelta di avere messo insieme formazioni che convivono sapientemente fra loro è stata indovinata.

Tirando le somme, questo split è un gran bel lavoro, prodotto accuratamente e con canzoni di valore, ma sottolineo nuovamente il fatto che non c'è davvero nulla di nuovo all'orizzonte. I Beneath The Frozen Soil possono e devono crescere, speriamo che esca magari un disco a dare riprova dell'avvenuta consacrazione, mentre gli Evoken sono idoli e tali continueranno a essere; sarò anche di parte, tuttavia si può non definirli tali? Chi dice di no, probabilmente non li ha mai ascoltati. Vi dovesse arrivare fra le mani questo lavoro, prendetelo, non è essenziale, ma è comunque ciò che si può definire un papabile buon acquisto.

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