Eximperitus - Šahrartu

EXIMPERITUS – Šahrartu

Gruppo:Eximperitus
Titolo:Šahrartu
Anno:2021
Provenienza:Bielorussia
Etichetta:Willowtip Records
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TRACKLIST

  1. Šaqummatu
  2. Utpāda
  3. Tahâdu
  4. Anhûtu
  5. Inqirad
  6. Riqûtu
DURATA:37:15

Considerando che dal 2017 i bielorussi Eximperitus (abbreviazione ufficiale del nome completo Eximperituserqethhzebibšiptugakkathšulweliarzaxułum) non ci deliziavano con nuovo materiale, cominciavo a sospettare fossero riusciti in qualche modo a teletrasportarsi al cospetto di qualche divinità mesopotamica. Invece eccoli unire le forze con la Willowtip Records e sfornare Šahrartu, un album campale che privilegia la lentezza solenne alla furia triturante che ci si aspetta solitamente dal brutal death metal.

In una intervista la band spiega come, dal punto di vista concettuale, Šahrartu torni ripetutamente sulla contrapposizione tra Assenza ed Esistenza, dove l’auto-distruzione dell’Universo diventa una condizione essenziale per il ritorno a un nulla che esprime una sorta di perfezione cosmica. Si tratta di tematiche molto complesse, legate al satanismo teistico e, in generale, ai sistemi di credenze che affondano le proprie radici nell’antichità. Per questo motivo, anche il lunghissimo moniker della band è il risultato dell’unione di termini presi da lingue come il latino, il sumero, l’accadico e l’egiziano antico, creando una formula che rivelerebbe il nome dell’anti-universo.

Che Šahrartu sia un disco monumentale e solenne lo si capisce sin dall’intro strumentale “Šaqummatu“, che ci fa intuire immediatamente una certa similitudine con i Nile oscuri di In Their Darkened Shrines. Questo è un paragone ricorrente durante l’ascolto, ma il trio di Minsk punta maggiormente sulla creazione di atmosfere ieratiche in cui la pesantezza dei riff chitarristici e del doppio pedale della batteria viene mitigata dall’assenza dei ritmi forsennati e della brutalità a tutti i costi. Gli Eximperitus riescono così a comunicare la sensazione di trovarci costantemente di fronte a un Abisso oscuro la cui unica preoccupazione è quella di rinnovarsi ciclicamente, senza alcuna considerazione della vita umana o di qualsiasi altro essere vivente; ne sono un esempio le mastodontiche “Tahâdu” e “Anhûtu”. Procedendo nell’ascolto, si incappa nei dieci minuti abbondanti di “Inquirad”, la traccia più lunga dell’album: nella prima parte dominano degli assoli chitarristici allo stesso tempo struggenti e atmosferici che mi hanno ricordato, in parte, “Voice Of The Soul” dei Death; nella seconda invece si ritorna su una dimensione più brutale e aggressiva.

Un altro elemento interessante all’interno di Šahrartu è che ogni pezzo è terminato da un breve momento tendente all’ambient, a volte quasi folk come avviene all’interno di “Utpāda”, uno dei singoli che hanno anticipato il disco. Anche questa scelta ci fa capire come gli Eximperitus non abbiano in mente di proporre brutal death secondo gli stilemi del genere, ma che vogliano concentrarsi su un approccio maggiormente legato alla dimensione spirituale.

A conti fatti, Šahrartu ci offre una possibile lettura delle sorti dell’Universo, prospettando un destino finale che non sappiamo possa realizzarsi o meno, ma ci ricorda che tutto scorre ciclicamente, anche l’Abisso.

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