EXTINCTION REMAINS – Smog

Gruppo:Extinction Remains
Titolo:Smog
Anno:2019
Provenienza:Brasile
Etichetta:Defense Records
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TRACKLIST

  1. Infested
  2. Under The Dome
  3. Sick Planet
  4. Smog
  5. Dunes Of Despair
  6. Silent Spring
  7. Malnourished
  8. The Biggest Garbage Dump
  9. Toxic Sludge
  10. Cancer
  11. Vengeance
DURATA:31:32

A meno che non abitiate su un altro pianeta, oppure vi troviate in un bunker nascosto chissà dove a contare i soldi accumulati attraverso il disastro ecologico verso cui ci stiamo dirigendo, avrete probabilmente notato che negli ultimi anni le questioni ambientali e climatiche sono (finalmente) rientrate a gamba tesa nel nostro orizzonte (come abbiamo visto con Cortez e Avast, o con la corposa compilation della Hypnotic Dirge Records). Nelle settimane in cui movimenti come Extinction Rebellion e Fridays For Future continuano a crescere, qualcuno dal Brasile ha ben pensato di recuperare delle cose e mettere un po’ in (dis)ordine.

Gli Extinction Remains sono una band di Brasilia nata nel 2013, da subito impegnata a trattare la distruzione degli ecosistemi attraverso il crust e il doom metal. Il disco che ci troviamo in mano, intitolato inequivocabilmente Smog, è in realtà una raccolta che mette insieme i loro tre lavori precedenti: Ecologic Noise (demo del 2013), Genetics Of Defeat (EP del 2016) e Human Disaster Never Ending (EP del 2017). La compilation inaugura infatti la collaborazione con l’etichetta polacca Defense Records e offre una prospettiva completa sul progetto brasiliano. Il libretto è tutto in bianco e nero, l’artwork mette in scena con piglio molto crust lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e quello dell’uomo sulla Terra, all’interno troviamo i testi sia in inglese che in portoghese, chiude l’opera una denuncia del collasso ambientale accelerato dall’avidità umana. Spicca la dedica al disastro di Bento Rodrigues del 5 novembre 2015, in cui persero la vita 19 persone e andò distrutta un’area molto vasta, con conseguenze enormi per il territorio.

I primi tre brani arrivano proprio dai tempi del demo, quando i brasiliani erano un trio composto da Artur Figueredo (chitarra), Caio Couto (batteria e voce) e Arthur Vieira (basso e voce). A dirla tutta, all’epoca c’era poco in termini di testi e il grosso dei pezzi — circa sei minuti totali non proprio irresistibili — era un marasma tossico di hardcore, thrash e doom metal, ma con un’attenzione già abbastanza definita nei confronti dell’ambiente.

Le cose cambiano un po’ nella seconda parte che si apre con “Smog”, primo pezzo dell’EP Genetics Of Defeat; gli Extinction Remains sono qui più a loro agio con le canzoni, che hanno una struttura più compiuta, pur mantenendo una relativa confusione per quanto riguarda i testi. Bella la strumentale “Dunes Of Despair”, che prepara il terreno per “Silent Spring” — la canzone più lunga e più doom di tutte — ispirata al classico della letteratura ambientalista Silent Spring, in cui Rachel Carson denunciava l’abuso di pesticidi (in particolare il DDT) nel lontano 1962.

Arriviamo così al terzo capitolo, composto da Human Disaster Never Ending, che si avvia con una strumentale prima di scaraventarci di faccia in “Toxic Sludge”, il pezzo tutt’altro che doom scritto per commemorare proprio le vittime e la devastazione del 5 novembre 2015, con versi carichi di odio per le corporazioni e le istituzioni conniventi. Il brano conclusivo si intitola non a caso “Vengeance”, qui gli Extinction Remains dichiarano senza mezzi termini che la loro lotta continuerà, insieme a quella di tutte le persone che non vogliono accettare la fine causata dall’avidità.

Nel frattempo alla band si è aggiunto il batterista Mateus Nygrom, a questo punto restiamo in attesa di ascoltare del materiale nuovo, visto che purtroppo l’ispirazione dal mondo reale non manca, quando si tratta di collasso ambientale.

«Toxic sludge 
By human hands 
Transforming future 
Drowned in dead 
No more excuses 
The end by greed 
Another disaster 
And wasted lives 

Death, mud!»

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