Extreme Cold Winter - World Exit | Aristocrazia Webzine

EXTREME COLD WINTER – World Exit

Gruppo: Extreme Cold Winter
Titolo: World Exit
Anno: 2021
Provenienza: Olanda
Etichetta: Hammerheart Records
Contatti: Facebook  Spotify
TRACKLIST

  1. Animals In Wintertime
  2. Time Space World
  3. Permafrost Entombment
  4. The Sea Taketh
  5. Pharmakia
  6. Serpent’s Seduction
  7. Cursed Like Cain
DURATA: 50:39

Si sono presi del bel tempo, gli Extreme Cold Winter, per arrivare al debutto: ben dodici anni sono passati dalla formazione della band, e prima di pubblicare World Exit soltanto un EP nel 2015 e niente più. Eppure la musica del quintetto olandese è cristallizzata nel tempo, questo debutto poteva arrivare nel 2021 come nel 2041, ma il suo cuore risiede nei primi anni ‘90, nel death-doom della prima ora, quello inglese, ma non solo.

Andando a vedere chi si nasconde dietro il nome Extreme Cold Winter infatti molti nodi vengono al pettine: l’autore di tutta la musica è il chitarrista A.J. van Drenth, cinquantaquattrenne che di death-doom qualcosa sa, poiché all’epoca mente dei Beyond Belief, storico nome della scena olandese dei primi ‘90 che con Towards The Diabolical Experiment (1993) e Rave The Abyss (1995) due o tre cose giuste le ha dette, oltre ad aver orbitato attorno agli Asphyx per qualche tempo. Ad accompagnare van Drenth negli ultimi anni dei Beyond Belief c’era Michiel Dekker di The Monolith Deathcult, per cui mi stupisco il giusto quando vedo che qui alle tastiere c’è Carsten Altena, altro fondatore dei TMD. Dietro al microfono invece prende posto Pim Blankenstein degli Officium Triste, mentre al basso e alla produzione è stato chiamato Hans Pieters, produttore della scena olandese e già in cabina proprio con Officium Triste (ma anche Sinister, Hail Of Bullets, After Forever, Epica e praticamente chiunque altro sia uscito dall’Olanda negli ultimi trent’anni). Completa il quintetto di all-star il batterista Seth van de Loo, per vent’anni esatti metronomo dei Severe Torture, dalla loro formazione fino al 2017.

Alla luce dei nomi coinvolti è impossibile non avere grandi aspettative per il debutto degli Extreme Cold Winter, e infatti fin dall’inizio il disco scandisce esperienza e chiarezza d’intenti in ogni nota. La lentezza con cui le sette canzoni di World Exit si susseguono è da manuale, la pesantezza dei riff pure, non c’è una nota fuori posto e si capisce a ogni passaggio che i cinque musicisti coinvolti sono pienamente in controllo della situazione, ma… Forse proprio questo controllo finisce per essere eccessivo, forse questa lentezza da manuale è troppo pensata, troppo voluta, e l’album ne risente un po’. Non c’è mai un momento in cui la musica prenda davvero il controllo, la sensazione è che sia sempre tenuta al guinzaglio, sotto il giogo di una regia troppo attenta ai dettagli, che ha scelto di sacrificare l’urgenza per una perfezione formale.

Non so se questa sensazione derivi dall’eccessiva aderenza ai canoni di genere con cui van Drenth ha scritto la musica, o se sia una conseguenza della produzione di Pieters, ma il risultato è che World Exit suona esattamente come un disco uscito nel 1993. Il fatto è che siamo nel 2021, e l’ossessivo passatismo ha finito con lo svuotare un album potenzialmente ottimo della propria anima. L’unica vera eccezione è la conclusiva “Cursed Like Cain”, dove negli ultimi minuti il quintetto viaggia a briglia sciolta, van Drenth mette insieme assoli di gran gusto, Altena lo supporta con atmosfere meravigliose e van de Loo finalmente mette in mostra un po’ di repertorio.

Un’occasione parzialmente sprecata per gli Extreme Cold Winter, che non riescono a elevare il proprio debutto da una sufficienza comoda, ma che viste le personalità partecipi avrebbero potuto (e forse dovuto) offrire molto più di un semplice esercizio di stile.