Eyelessight - Athazagorafobia

EYELESSIGHT – Athazagorafobia

Gruppo:Eyelessight
Titolo:Athazagorafobia
Anno:2018
Provenienza:Italia
Etichetta:Talheim Records
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TRACKLIST

  1. Nostomania
  2. Surrealtà
  3. Smarrendo Illusioni
  4. Monofobia
  5. Ossessiva Nostalgia
  6. Anedonia
DURATA:47:03

Quando nel 2017 il buon M1 ha scritto di Fragments dei Dreariness si è acceso in me il marcissimo desiderio di sondare l’underground nostrano alla ricerca di realtà simili, ed è stato così che ho incrociato per la prima volta il nome degli Eyelessight. La formazione abruzzese, di cui al tempo facevano parte anche Grìs e KY (attualmente chitarrista e bassista live dei summenzionati romani), aveva già all’attivo un album, Mantra Per Sopravvivere Inutilmente, al quale ha poi dato seguito negli ultimi mesi del 2018 pubblicando il qui presente Athazagorafobia, disco che porta il nome della fobia del dimenticare/essere dimenticati.

All’interno del loro secondo lavoro, gli Eyelessight hanno dosato con una certa perizia gli elementi puramente dsbm, diluendo le urla e gli ululati disperati di Kjiel e HK e alternandoli ai puliti dal sapore agrodolce della cantante, rafforzati da quelli di MoonChild, l’unica ospite presente su Athazagorafobia, che ha prestato la sua voce in “Anedonia”, “Nostomania” e “Monofobia”. Gli intrecci delle sei corde di Grìs e della già citata Kjiel sono quasi spiacevolmente belli e si sposano in maniera perfetta con le linee melodiche del basso di KY, tessendo trame a metà tra il post-rock più radioso e il puro depressive black metal. È su queste basi che HK (tra le altre cose anche mastro picchiatore di pelli dal vivo per i Selvans di Haruspex) infila blast beat e ritmiche varie, senza mai fissarsi ossessivamente su un solo pattern: è anche grazie a lui che si sente così pesantemente lo stacco tra tracce già di base diverse tra loro come le iniziali “Nostomania” e “Surrealtà”.

L’intero album si mantiene per tutti i suoi 47 minuti di durata su un livello discretamente uniforme di male, nonostante personalmente trovi “Smarrendo Illusioni”, “Ossessiva Nostalgia” e soprattutto “Monofobia” episodi leggermente più ispirati rispetto agli altri. L’unico elemento straniante all’interno di quello che altrimenti avrei con una certa tranquillità etichettato come un buon disco è la coda di “Anedonia”. Sul finale dell’ultimo brano del lotto, infatti, tra le atmosfere descritte in precedenza, si inserisce una clip audio estratta da #ScrivimiAncora, un film apparentemente poco gradito dalla critica ma mediamente apprezzato dal pubblico, stando alle statistiche riportate da pomodori marci e metacritic. A prescindere dalla presunta bruttezza del film da cui è tratta la citazione, però, non ho trovato la scelta così fuori luogo, soprattutto vista la tematica trattata nella traccia.

Il libretto di Athazagorafobia non ci offre altro che sprazzi dei testi scritti da Kjiel, una frammentarietà che per molti versi fa il paio con le tematiche legate ai malesseri di natura psichica di cui il disco è pregno. Le stesse immagini che fanno da sfondo a queste micro-finestre sul comparto lirico dell’opera sembrano essere fotografie di un passato al quale ci si aggrappa con disperazione, ricordi tra i quali si vaga con una certa morbosità.

Ancora oggi, a due anni dalla sua uscita per Talheim Records, Athazagorafobia è — nomen omen — un lavoro oscuro e depresso, che sa farsi agevolmente strada con le sue sei tracce nella giungla della mente umana più sofferente, dilaniata da episodi di nostalgia malsana e di appiattimento affettivo-emotivo. Gli amanti di questo tipo di sonorità non faranno fatica a riconoscere la cupa bellezza dell’operato degli Eyelessight, ne sono sicuro.

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